Omicidio Paganelli, la difesa della nuora: “La voce femminile non è di Manuela Bianchi”

Disputa sulla registrazione che ha colto i momenti drammatici dell’omicidio della pensionata nel garage di via del Ciclamino.

Rimini – Davide Barzan, consulente tecnico della difesa di Manuela Bianchi – nuora di Pierina Paganelli e indagata per favoreggiamento – contesta le conclusioni della Procura: la voce femminile registrata dalla telecamera condominiale non apparterrebbe a Manuela, ma potrebbe essere quella alterata di Pierina stessa. Un’analisi che rafforzerebbe l’alibi della donna e mette in discussione il suo coinvolgimento nel delitto.

La notte del 3 ottobre, una telecamera posta a 63 metri dal luogo del crimine ha catturato le urla di Pierina Paganelli e alcune frasi pronunciate durante l’aggressione. Marco Perino, perito fonico del Tribunale di Biella incaricato dalla Squadra Mobile di Rimini, aveva attribuito la voce maschile a Louis Dassilva, 35enne senegalese detenuto e principale sospettato, e quella femminile a Manuela Bianchi, con un’alta probabilità basata su timbro e caratteristiche vocali. Secondo Perino, Manuela avrebbe detto “buona” mentre Pierina gridava, sovrapponendosi al rumore delle coltellate.

Davide Barzan, assistito dall’avvocata Nunzia Barzan, ribalta questa tesi. “La voce femminile non è quella di Manuela Bianchi”. L’analisi del consulente evidenzia come rumori ambientali, riverberi e le urla della vittima rendano “estremamente difficile” un’identificazione certa. “Potrebbe appartenere a Pierina, alterata dal contesto e dalle ferite”, aggiunge, escludendo anche la compatibilità con Loris Bianchi, figlio della vittima e marito di Manuela.

D’altro canto Barzan conferma la compatibilità della voce maschile con quella di Dassilva, sia per le frasi pronunciate durante l’omicidio – tra cui “calma” prima delle coltellate e “ragazza” dopo – sia per il timbro generale. Questo rafforza l’accusa contro il 35enne, amante di Manuela e unico indagato per l’esecuzione materiale del delitto. Tuttavia, sul fronte della voce femminile, la difesa punta su un alibi digitale: alle 22.13, orario dell’aggressione, Manuela stava cercando online “borse di lusso” e, poco dopo, inviava un messaggio WhatsApp a Dassilva. “Era al telefono, non sulla scena”, insiste l’avvocata Barzan.

La sovrapposizione di rumori – passi, urla, il barattolo di vetro rotto – e la distanza della telecamera complicano l’analisi fonica, aprendo la possibilità che la voce femminile sia un’eco distorta di Pierina, magari un ultimo disperato “buona” prima di soccombere alle 29 coltellate.

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