Novelli sposi macchè vecchi

Gli over 65 si sposano più dei giovani ed hanno aspettative floride per il futuro, al contrario di uomini e donne in età da marito e moglie che fuggono dalle nozze.

Matrimonio? No grazie. Almeno secondo la maggioranza della popolazione italiana che sembra respingere quest’istituto giuridico e sociale attraverso cui due persone uniscono le proprie vite. Esso dà origine a una famiglia, determinando una comunione di vita materiale e spirituale e facendo sorgere diritti e doveri reciproci riconosciuti dall’ordinamento.

In Italia è regolato dal Codice Civile e dall’Art. 29 della Costituzione, che lo riconosce come fondamento della famiglia. E’ inteso come manifestazione solenne del consenso di 2 persone (nubendi), resa dinanzi a un pubblico ufficiale. Inoltre è un rapporto con effetti giuridici sui coniugi, tra cui obbligo di fedeltà, assistenza morale e materiale, coabitazione e collaborazione.

Gli ultimi dati ISTAT si riferiscono al 2024, in cui si sono celebrati il 5,9% di matrimoni in meno rispetto all’anno prima. I motivi per i cui gli italiani ne manifestano allergia sono d’ordine economico e culturale. Il lavoro è sempre più precario, quindi viene a mancare una condizione importante per mettere su famiglia. Ma è cambiato anche il paradigma con cui lo si affronta.

Si pensa più alla realizzazione di sé che al matrimonio. Tuttavia una anomala tendenza si sta diffondendo tra la popolazione. Secondo un’indagine del Censis (Centro Studi Investimenti Sociali), un istituto di ricerca socio-economica italiano che studia i mutamenti economico-culturali e sociali del Paese, gli over 65 sembrano colpiti da una febbre contagiosa che li porta a nozze mostrando anche un certo ottimismo nel futuro.

Non si comprende se sia l’effetto dei colpi di sole, frutto dell’eccesivo caldo delle ultime settimane o se ad una certa età, riducendosi le facoltà cognitive è facile compiere scelte bislacche o dei “colpi di testa”. Scherzi a parte il trend è in atto e si sta consolidando. Sembra uno scherzo del Fato: in un Paese colpito da denatalità, chi mette su famiglia?

I giovani rifuggono dalle nozze perchè il futuro gli si prospetta nebuloso

Gli over 65, mentre i giovani non sono allettati dall’idea. La denatalità continuerà ma le famiglie aumentano, che si vuole di più dalla vita? Il Censis, sempre rigoroso nelle sue analisi, ci informa che nell’ultimo ventennio, i matrimoni con almeno uno dei partner over 65, si sono triplicati. Addirittura tra coetanei di 65 anni, la crescita si è quintuplicata. Sono dati clamorosi che, forse, ci suggeriscono che è in divenire una trasformazione profonda del concetto di famiglia.

Una sorta di legge del contrappasso per contrasto. Infatti i matrimoni complessivi sono diminuiti di ben il 30%. Mettere su famiglia sembra, dunque, essere il programma di chi ha già un background esistenziale, al contrario di chi, essendo giovane, lo deve realizzare. C’è da registrare che il concetto di vecchiaia è molto relativo e ballerino.

Essa è caratterizzata da una progressiva senescenza biologica e da cambiamenti fisici e sociali, con il declino naturale e progressivo delle funzioni vitali e delle capacità rigenerative dell’organismo. Se un tempo era associata prevalentemente alla fragilità, oggi viene considerata una risorsa preziosa, ricca di saggezza ed esperienza, ed è per questo spesso indicata con il termine rispettoso di “terza età”.

65 anni d’età non è più un traguardo foriero della prossima vecchiaia, come succedeva decenni fa. Anzi come ha dimostrato l’indagine del Censis è una fase dell’esistenza per progettare il futuro. Secondo alcune stime oggi la vecchiaia inizia a 76 anni e l’elemento dirimente non è se si è nonni o meno, ma l’autosufficienza.

Finché ce la si fa ad autogestirsi la vita è come una prateria da attraversare con la persona amata, anche sposandola, perché no?