Con i tempi che corrono è un peccato mortale. Eppure sprecano anche i Paesi poveri. Una famiglia di 4 persone butta 100 kg all’anno di cibo, 2 kg a settimana
I frigoriferi delle famiglie italiane sembrano il covo preferito del cibo andato a male. Si tratta di alimenti acquistati in numero maggiore alle reali necessità che, alla fine della giostra, si trasformano in rifiuti da smaltire. Ognuno pensa che siano perdite gravi ma un po’ alla volta, quando si va a guardare la voce bilancio, si strabuzzano gli occhi per la sorpresa. I
l report “Il caso Italia 2026” curato dall’Osservatorio Waste Watcher International (il primo osservatorio italiano e internazionale dedicato all’analisi dello spreco alimentare domestico, dei comportamenti d’acquisto, della gestione del cibo e degli stili di vita sostenibili) è molto indicativo sul tema. Il cibo buttato equivale a oltre 13,5 miliardi di euro, di cui 7,36 miliardi è la cifra sprecata tra le mura domestiche.
L’Italia qualche miglioramento l’ha registrato ma si è ancora lontani dagli standard europei. Attualmente una famiglia di 4 persone spreca 100 kg all’anno di cibo, 2 kg a settimana. Una contraddizione evidente: mentre si è attenti a quanto si spende, si è distratti nella conservazione degli alimenti.
Ma è tutto il sistema concepito per questo scopo. Nel senso che, a volte, si acquista più roba perché in offerta e le promozioni sono molto seducenti. Quindi i prodotti vanno a male, si cucina di più e non si consuma tutto e il gioco è fatto! Però, siamo in buona compagnia.
Sempre secondo il report, a livello globale, 1 miliardo di euro in cibo, quotidianamente, finisce la sua corsa nella pattumiera. L’aspetto più anomalo del fenomeno è che lo spreco riguarda anche i Paesi poveri o meno ricchi.
Gli esperti sostengono che si acquista in modo errato a causa di previsioni sbagliate. Gli sconti sono un’attrazione a cui è difficile resistere e si ha la tendenza a fare le scorte che poi, puntualmente, marciscono.
Inoltre, a pranzo, si fa uno spuntino fuori durante la pausa dal lavoro e in casa si accumula cibo. Lo spreco non è solo dell’alimento ma anche dell’acqua utilizzata per produrlo, del tempo di lavoro per trasformarlo, dell’energia per il trasporto, dell’elettricità per conservarlo.
E’ come se il gesto dello smaltimento riguardasse anche tutta la catena necessaria affinché il cibo sia sulle nostre tavole. Tuttavia non si tratta solo di mutare i comportamenti individuali. La Commissione Europea (CE) ha stabilito che entro il 2030 gli scarti alimentari nella produzione e trasformazione dovranno diminuire del 10%, mentre quelli causati da distribuzione, ristorazione e famiglie del 30%.
Inoltre i soggetti economici che producono molto spreco devono impegnarsi a donare l’invenduto ancora integro per il consumo. C’è da dire che le prime azioni concrete possono essere attuate dalle famiglie stesse. Basta iniziare controllando ciò che si acquista, si preserva e si prepara per la tavola.
Ancora prima di effettuare queste azioni, preparare la lista della spesa, come facevano le massaie di una volta. Monitorare la giacenza dei prodotti in casa, quanto meno si evita il rischio di acquistare prodotti con la stessa scadenza e, soprattutto, evitare molti prodotti freschi che marciscono prima.

Diventa imperativo dunque consumare ciò che scade prima, una banalità molto semplice eppure piuttosto disattesa. Così come il frigorifero può trasformarsi in un prezioso amico. Il cibo cotto, in procinto di deperimento, può essere congelato e riutilizzato.
Se l’economia domina incontrastata è pur vero che bilancio familiare e ambiente possono trovare un’intesa. La riduzione dello spreco alimentare innesca un processo benefico a cascata. Si acquista, infatti, in maniera più consapevole, si risparmia, diminuiscono i rifiuti, l’impatto sull’ambiente e si rispetta tutta la filiera lavorativa che termina il suo percorso quando il cibo è sulle nostre tavole.
Bisogna imporsi questo stile di vita perché lo spreco alimentare è subdolo, si insinua nella nostra quotidianità con lentezza ma con costanza. Non ce ne accorgiamo subito, perché non è come il mutuo che possiamo controllare mensilmente perchè agisce nell’ombra e nel tempo.
Non si sa se questi accorgimenti saranno utili ma un fatto è certo: se si continua a sprecare cibo e denaro, qualcosa nel sistema complessivo va corretto. E’ una questione di civiltà.


