Un percorso tra i volumi antichi della Biblioteca e tre dipinti di Giambattista Pittoni racconta sei secoli di dialogo tra scienza e creatività.
Venezia – La bellezza come risorsa capace di contribuire al benessere della persona è il filo conduttore della mostra “La bellezza che cura. Anatomia e arte nei libri antichi della Scuola Grande di San Marco” è curata da Giovanni Capitanio, Giacomo Pistolato, Mario Po’.
L’esposizione ripercorre il dialogo tra medicina e ricerca della bellezza attraverso una selezione di atlanti anatomici storici custoditi nella Biblioteca della Scuola Grande. Le opere testimoniano una tradizione in cui anatomisti e artisti hanno collaborato per rendere visibile e comprensibile la complessità del corpo umano. «Il tema è quello di una bellezza con capacità terapeutica, non come semplice ipotesi, ma come risorsa da riscoprire», sottolinea il Dr. Mario Po’, direttore della Scuola Grande di San Marco e ideatore del Festival di Storia della Salute. “Per questo partiamo dalle origini della rappresentazione anatomica, quando era chiaro che corpo, mente e anima stavano – e stanno – sempre insieme”. La mostra si inserisce così nel percorso del Festival, che riconosce nella cultura e nella bellezza una possibile forma di cura.
La mostra si inserisce in una storia profondamente legata alla città. Venezia vanta una tradizione anatomica documentata almeno dal 1325, quando vennero introdotte norme che prevedevano la partecipazione di medici, chirurghi e altri professionisti alle dissezioni. In sei secoli furono oltre trenta i luoghi cittadini in cui si praticò l’anatomia, dagli ospedali ai conventi, fino al teatro anatomico di San Giacomo dell’Orio: una storia che ha valso a Venezia l’appellativo di «Urbe anatomica». A questa vocazione scientifica si affiancò quella editoriale: dal Cinquecento, per oltre due secoli, Venezia fu uno dei principali centri europei della stampa, contribuendo alla diffusione delle opere mediche e anatomiche. La Biblioteca monumentale della Scuola Grande di San Marco conserva oggi oltre ventimila volumi di medicina, tra cui più di trecento trattati e atlanti di anatomia, dal XVI secolo all’età contemporanea. Una parte di questo prezioso patrimonio sarà presentato per la prima volta al pubblico attraverso la mostra.
Uno dei nuclei della mostra è dedicato ad Andrea Vesalio e al De humani corporis fabrica, pubblicato nel 1543 e considerato una pietra miliare dell’anatomia moderna. Per illustrare le proprie scoperte, Vesalio si avvalse di artisti capaci di tradurre il sapere scientifico in immagini. Tra questi Jan Stephan van Calcar, allievo della bottega di Tiziano, autore delle celebri xilografie della Fabrica. I corpi, rappresentati in pose ispirate alla statuaria classica, uniscono rigore anatomico e forza espressiva. Il percorso espositivo segue un ordine cronologico: dalle prime tavole anatomiche con alette mobili, antenate dei moderni libri animati, fino ai grandi atlanti dell’Ottocento. In mostra rare edizioni veneziane e illustrazioni di straordinaria raffinatezza, dove la precisione scientifica si accompagna a una ricerca artistica di grande qualità. È proprio in questo incontro tra precisione scientifica e sensibilità artistica che si riconosce una peculiarità della tradizione veneziana. Come osserva il Dr. Po’, queste immagini restituiscono uno sguardo sul corpo più attento alla carne, alla presenza e alla vitalità che alla sola struttura ossea. La rappresentazione anatomica non si limita così a descrivere, ma restituisce la complessità e l’armonia dell’essere umano.
Accanto ai libri e alle tavole anatomiche, la mostra presenta tre dipinti di Giambattista Pittoni (Venezia 1687–1767), raffiguranti Apollo, Diana e Venere, provenienti dalla Steven and Natalie Maksin Family Collection di Las Vegas. Le opere sono parte integrante del percorso espositivo e introducono un ulteriore dialogo tra la rappresentazione del corpo, l’ideale classico di bellezza e il tema della salute. Protagonista della pittura veneziana del Settecento e tra i maggiori interpreti del Rococò, Pittoni fu anche tra i fondatori dell’Accademia di Belle Arti di Venezia. Le tre tele, appartenenti a un ciclo di soggetto mitologico, restituiscono una visione del corpo in cui armonia, grazia e vitalità diventano espressione di un ideale di bellezza. I dipinti sono inoltre al centro del volume Nel Raggio di Apollo, pubblicato nel 2026 da Etgraphiae Editore, con un saggio di Andrea Donati, storico dell’arte che li attribuisce in via definitiva al grande pittore veneziano Pittoni.
La bellezza come risorsa per la persona Il confronto tra atlanti anatomici e opere pittoriche accompagna il visitatore in un percorso che supera i confini tra discipline. La conoscenza del corpo, la sua rappresentazione e la ricerca della bellezza emergono come aspetti di una stessa storia culturale, nella quale scienza e arte si sono spesso sostenute a vicenda. È questa anche la prospettiva proposta dal Dr.Po’: riscoprire la capacità della bellezza di agire sulla persona, riconoscendo il legame inscindibile tra corpo, mente e anima. In questo senso, le immagini anatomiche e i dipinti non sono soltanto testimonianze di epoche e sensibilità artistiche diverse, ma occasioni per riflettere sul valore della cultura e dell’arte nel percorso di cura e nel benessere individuale.



