Diciotto giorni in carcere: il racconto di una rinascita

Nel libro, Enzo Primo Agosta ripercorre la detenzione e la scoperta della propria fragilità, fino alla rinascita.

Milano – Con queste parole cariche di disarmante onestà, Enzo Primo Agosta apre la nota del suo nuovo libro Da Lugano a San Vittore. Quando una vita cambia in una mattina (Mursia, pagg. 188, euro 17,00), l’incredibile e toccante testimonianza di chi in un attimo si è trovato catapultato da una vita agiata alla durezza dietro le sbarre. Un memoir verità che non cerca giustificazioni, ma che si addentra nei meandri più bui della privazione della libertà e della scoperta della propria fragilità, offrendo al contempo una straordinaria testimonianza di rinascita.

Diciotto giorni: questo il periodo che Enzo Primo Agosta si trova a passare rinchiuso in una cella sovraffollata nel carcere di San Vittore. La sua vita viene stravolta in poche ore: il giorno prima è un manager di un’importante società finanziaria di Lugano, quello dopo dorme insieme a trafficanti di droga e rapinatori di banca.

“Eravamo sei persone rinchiuse in meno di dieci metri quadrati, di cui cinque rubati dai letti e dal tavolino. Non considerando il gabinetto, praticamente inesistente, erano ottanta centimetri quadrati a testa. Una follia indegna di un Paese che pretende di chiamarsi civile”.

Questo è il diario di quei diciotto giorni: lucido e personale, descrive l’esperienza del carcere dal punto di vista di chi mai avrebbe pensato di poterci finire. In Da Lugano a San Vittore Enzo Primo Agosta sceglie di aprire le porte della cella per mostrare la cruda realtà del carcere: la perdita dell’identità, la scansione claustrofobica del tempo, la convivenza forzata e il peso del silenzio.

Quello che inizia come il racconto di un crollo verticale si trasforma, pagina dopo pagina, in un potente viaggio di rinascita spirituale e umana. Attraverso gli occhi di chi ha vissuto quella realtà sulla propria pelle, emerge una riflessione universale su come proprio nel punto più basso dell’esistenza sia possibile ritrovare la dignità, l’empatia verso gli altri detenuti e una nuova consapevolezza di sé.

Il memoir diventa così anche un potente monito e uno strumento di prevenzione: un invito esplicito a fermarsi prima che sia troppo tardi. Agosta offre la propria storia affinché gli altri possano imparare dai suoi stessi errori. A rendere unica quest’opera è anche lo stile narrativo adottato dall’autore: una scrittura diretta e fortemente coinvolgente, capace di rendere la lettura fluida, avvincente e priva di filtri.

Enzo Primo Agosta dimostra una straordinaria capacità di trasmettere emozioni e sensazioni in modo estremamente vivido, conferendo un’assoluta autenticità alla narrazione e permettendo al lettore di immergersi completamente nelle atmosfere della detenzione. Questo realismo si riflette anche nei personaggi che popolano il libro, inclusi i compagni di cella dell’autore, tutti caratterizzati con profonda attenzione ai dettagli. Le dinamiche, i dialoghi e i rapporti umani tra i detenuti sono descritti meticolosamente, restituendo un quadro corale credibile, doloroso e profondamente umano della vita in carcere.

Un’opera toccante e necessaria, che offre uno sguardo inedito sull’universo carcerario, dimostrando che nessuna caduta è davvero definitiva se si trova il coraggio di ricostruirsi. Enzo Primo Agosta presenterà in anteprima nazionale Da Lugano a San Vittore a Bookcity: martedì 24 novembre alle ore 18:30 presso la sede de Il Giornale d’Italia (Palazzo Nerino; Via San Maurilio 13, Milano). Interviene a parlarne con l’autore Luca Greco, direttore de Il Giornale d’Italia. Enzo Primo Agosta (Milano, 1954) ha lavorato per decenni nel settore finanziario, in Svizzera, prima di finire coinvolto in una vicenda legale che l’ha tenuto impegnato dal 2009 fino al processo a suo carico, nel 2012. Attualmente si occupa di consulenze aziendali nel campo della comunicazione. Vive a Milano con la moglie Silvia e i loro due cani.