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Nessuno chiude il “buco nero” delle aste giudiziarie: il denaro resta non tracciabile

La riforma Cartabia ha introdotto importanti modifiche per garantire che l’origine dei fondi utilizzati per l’acquisto sia lecita.

Roma – Nessuno vuole chiudere il buco nero delle aste giudiziarie: Così il denaro resta non tracciabile Il sistema delle aste giudiziarie rappresenta un terreno fertile per evasori fiscali e organizzazioni criminali. La mancanza di tracciabilità dei fondi impiegati in queste transazioni permette a individui corrotti e riciclatori di denaro di infiltrarsi facilmente nel mercato immobiliare. L’acquisto di proprietà attraverso le aste giudiziarie offre un’opportunità allettante per questi soggetti, che vedono nel mercato immobiliare non solo un investimento sicuro e redditizio, ma anche un modo per godere dei frutti dei loro crimini.

La mancanza di trasparenza. Una delle principali problematiche è la scarsa trasparenza delle transazioni immobiliari in molti paesi. Questa opacità rende difficile per le autorità identificare i reali proprietari degli immobili. Spesso, infatti, l’identità di chi acquista e possiede un immobile rimane nascosta dietro complessi intrecci societari o prestanome. La mancanza di chiarezza sui veri acquirenti permette manipolazioni del prezzo effettivo degli immobili, con possibili sottovalutazioni o sopravvalutazioni che sfuggono al controllo dei notai.

Le difficoltà delle Istituzioni. Le istituzioni incaricate di supervisionare e controllare le aste giudiziarie si trovano ad affrontare numerosi ostacoli. La complessità delle operazioni finanziarie e la presenza di reti influenti di persone coinvolte in corruzione e riciclaggio di denaro rendono difficile per le autorità perseguire e sanzionare i colpevoli. Inoltre, le unità di intelligence finanziaria segnalano che gli attori privati non riescono a fornire rapporti dettagliati e approfonditi sui sospetti.

La riforma Cartabia. Per contrastare l’utilizzo di proventi illeciti nelle liquidazioni coattive, la riforma ha introdotto importanti modifiche. L’articolo 585 cpc stabilisce che l’aggiudicatario, tramite una dichiarazione scritta, deve fornire al Giudice dell’esecuzione o al Professionista addetto delegato alla vendita le informazioni previste dall’Articolo 22 D.Lgs. n. 231/2007. Questa dichiarazione, resa consapevolmente sotto la responsabilità civile e penale per dichiarazioni false e mendaci, mira a garantire che l’origine dei fondi utilizzati per l’acquisto sia lecita.

Le nuove norme antiriciclaggio. Il legislatore ha inoltre introdotto obblighi antiriciclaggio più specifici per i soggetti bancari. Questi devono segnalare eventuali anomalie alla Banca d’Italia e all’Unità di informazione finanziaria in caso di operazioni sospette. L’obiettivo è evitare che la verifica documentale diventi un mero esercizio formale e garantire una maggiore celerità dei procedimenti di esecuzione forzata, senza appesantire ulteriormente i compiti dei professionisti incaricati della vendita.

La chiusura del “buco nero” delle aste giudiziarie richiede uno sforzo congiunto tra legislatori, istituzioni finanziarie e autorità giudiziarie. Solo attraverso una maggiore trasparenza e un controllo efficace delle transazioni immobiliari sarà possibile rendere tracciabili i miliardi che si riversano su questo mercato, riducendo i rischi di infiltrazioni criminali e garantendo che i proventi illeciti non trovino rifugio nel settore immobiliare. La lotta contro il riciclaggio di denaro passa anche da qui: dalla capacità di rendere visibili e monitorabili i flussi finanziari che alimentano il mercato delle aste giudiziarie.

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