Nada Cella, la Procura invoca l’aggravante della crudeltà

Il Pm ha impugnato la condanna a 24 anni inflitta in primo grado, contestando le attenuanti generiche concesse dalla Corte d’Assise.

Genova – La Procura di Genova ha impugnato la sentenza con cui, in primo grado, Annalucia Cecere è stata condannata a 24 anni per l’omicidio di Nada Cella, uccisa a Chiavari il 6 maggio 1996. Tra gli elementi al centro dell’appello presentato dalla Procura spicca un capitolo relativo a pressioni esercitate su due persone diventate poi testimoni chiave nel processo.

Secondo l’accusa, dopo la riapertura delle indagini l’imputata avrebbe contattato più volte il suo ex fidanzato con telefonate e messaggi, cercando di orientarlo a fornire una versione della fine della loro relazione che allontanasse ogni possibile nesso con Marco Soracco. Bersaglio di analoghe pressioni sarebbe stata anche la criminologa Antonella Delfino Pesce, il cui lavoro investigativo aveva avuto un ruolo determinante nel far riaprire il fascicolo: la Procura sostiene che la donna abbia ricevuto messaggi intimidatori dopo aver nominato, in un’occasione pubblica, sia l’ex compagno di Cecere sia lo stesso Soracco.

Il delitto risale al 6 maggio 1996, quando Nada Cella fu uccisa a Chiavari. La Pm Gabriella Dotto, pur riconoscendo il valore del lavoro svolto dalla Corte d’Assise nel ricostruire le responsabilità dell’imputata, ha chiesto ai giudici d’appello un trattamento sanzionatorio più severo, puntando su due fronti distinti.

Il primo riguarda le circostanze dell’omicidio: la Procura chiede che, oltre ai futili motivi già riconosciuti, venga accertata anche l’aggravante della crudeltà. Nell’atto si ricostruisce un’aggressione prolungata e a più riprese, condotta con violenza fisica diretta e con l’ausilio di più mezzi, culminata nell’uso di un oggetto capace di provocare ferite profonde al volto e alla testa della vittima: una sequenza di violenza che, secondo l’accusa, non si limitava a colpire ma era costruita per infliggere sofferenza aggiuntiva.

Il secondo fronte riguarda le attenuanti generiche, riconosciute a Cecere in primo grado e ora contestate dalla Pm sulla base della sua condotta nei quasi trent’anni successivi al delitto. Tra i precedenti richiamati nell’appello figura un procedimento disciplinare del 2015, quando la donna, all’epoca insegnante, fu accusata di aver aggredito fisicamente un alunno di nove anni.