La sezione Gip del tribunale di Napoli opera a organico ridotto. In coda, oltre 1300 richieste di misura cautelare senza risposta.
Napoli – C’è un numero che racconta meglio di qualsiasi altra cosa la situazione della giustizia a Napoli: 1.300. Sono le persone sotto indagine per le quali la Procura ha già avanzato una richiesta di misura cautelare, arresti, domiciliari, obblighi di firma, interdizioni, e che ancora attendono una risposta da parte dei giudici per le indagini preliminari. Non perché quei fascicoli siano stati dimenticati, ma perché i magistrati chiamati a valutarli sono semplicemente troppo pochi.
Da un lato c’è l’ufficio di Nicola Gratteri, la Procura con il maggior numero di sostituti in Italia, attualmente 96 su una pianta organica di 102, che produce un flusso costante di richieste al termine di indagini su camorra, narcotraffico, corruzione e reati economici. Dall’altro, la sezione Gip riesce a mettere in campo oggi 41 giudici, destinati a diventare 39 in autunno per effetto di trasferimenti già programmati. Le circolari del Csm stabiliscono un rapporto di uno a due tra giudici e pubblici ministeri: in proporzione, i Gip napoletani dovrebbero essere almeno 52. Il gap, destinato ad allargarsi ulteriormente, è di tredici unità.
A rendere il quadro ancora più complesso è la natura del lavoro che i giudici svolgono quotidianamente oltre alla valutazione delle misure cautelari. I Gip partenopei celebrano in abbreviato processi per fatti di sangue e per reati associativi di stampo camorristico, procedimenti che altrove spetterebbero alla Corte d’assise, e questo assorbe una quota significativa di tempo e risorse. La presidente della sezione, Giulia Romanazzi, magistrato di lunga esperienza chiamata da Bari a guidare l’ufficio pochi mesi fa, conosce bene i margini di manovra, che sono strettissimi.
Tra le soluzioni su cui si ragiona c’è l’accorpamento di alcune sezioni dibattimentali del tribunale, operazione che libererebbe una decina di toghe da destinare alle indagini preliminari. Non si tratta di una scelta indolore, ma per molti addetti ai lavori è diventata inevitabile.