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Lavoratori sfruttati tramite “società serbatoio”: sequestro da 33 milioni ai supermercati Iperal [VIDEO]

Continua l’inchiesta della Procura di Milano: nei guai anche e il colosso Kuehne+Nagel Srl. L’ipotesi di reato è frode fiscale.

Milano – Maxi-sequestro da oltre 33 milioni di euro a Milano: il Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza ha eseguito due provvedimenti preventivi d’urgenza nei confronti di Iperal Supermercati e Kuehne+Nagel Srl, colosso svizzero della logistica. L’operazione, coordinata dal pm Paolo Storari, ha portato al sequestro di 16.508.913,91 euro a Iperal e 16.498.638,09 euro a Kuehne+Nagel, nell’ambito di un’inchiesta per frode fiscale e somministrazione illecita di manodopera. Le accuse: dichiarazione fraudolenta con fatture per operazioni inesistenti, usate per mascherare un sistema di “società serbatoio” che sfruttava i lavoratori, privandoli di contributi e oneri assistenziali.

L’indagine, che si inserisce in una lunga serie di operazioni della Procura milanese contro le “filiere di manodopera,” ha preso di mira un meccanismo collaudato: contratti di appalto fittizi, imponibili IVA, per servizi di logistica e movimentazione merci, che celavano una reale somministrazione irregolare di personale. “Le società si garantivano tariffe competitive abbattendo il carico fiscale e previdenziale,” spiega un comunicato della Procura guidata da Marcello Viola, “a scapito dei lavoratori e della concorrenza leale.” In corso perquisizioni e sequestri informatici, mentre i provvedimenti attendono la convalida del gip entro dieci giorni.

I vertici di Iperal e Kuehne+Nagel sotto accusa

Oltre alle due aziende, che rispondono per responsabilità amministrativa degli enti, sono indagati Antonio Tirelli, 65enne amministratore delegato di Iperal, e Ruggero Poli, manager italiano di Kuehne+Nagel. Le indagini puntano a dimostrare che i vertici fossero consapevoli del sistema, basato su cooperative e società “filtro” che assumevano formalmente i lavoratori, omettendo versamenti all’erario. “Un risparmio illecito di IVA detratta,” sottolineano gli inquirenti, che ha permesso ai due colossi di prosperare sul mercato a discapito della legalità.

Iperal, catena di supermercati radicata in Lombardia, e Kuehne+Nagel, gigante globale della logistica con oltre 80mila dipendenti, si aggiungono a una lista di nomi eccellenti—da Amazon a FedEx—colpiti da analoghe inchieste milanesi. “Un fenomeno sistemico,” lo definisce la Procura, che negli ultimi anni ha recuperato oltre 550 milioni di euro di risarcimenti fiscali e stabilizzato 49mila lavoratori, strappandoli alla precarietà delle “società serbatoio.”

Un sistema che sfrutta e compete slealmente

Il meccanismo emerso è chiaro: le aziende appaltavano manodopera a cooperative compiacenti, che emettevano fatture per servizi mai resi, permettendo a Iperal e Kuehne+Nagel di detrarre IVA e tagliare i costi. I lavoratori, spesso ignari, restavano senza tutele previdenziali, mentre le società “filtro” si dissolvevano dopo brevi cicli operativi, sostituite da nuove entità. “Uno sfruttamento che danneggia l’economia sana,” tuona Viola, evidenziando come queste pratiche alimentino la concorrenza sleale.

La svolta arriva dopo mesi di indagini, con intercettazioni e analisi finanziarie che hanno smascherato la rete. Ora si attende la perizia sui sistemi informatici sequestrati, che potrebbe rivelare ulteriori dettagli. Intanto, a Brescia e Sondrio—sedi operative di Iperal—e negli uffici milanesi di Kuehne+Nagel, l’impatto è forte: i dipendenti chiedono chiarezza, i sindacati annunciano mobilitazioni.

Oltre 49mila lavoratori già stabilizzati grazie alle inchieste

La Procura, forte dei successi passati, punta non solo a punire, ma a riformare: la stabilizzazione dei 49mila lavoratori è un traguardo concreto, e questo caso potrebbe aggiungerne altri. Per Iperal e Kuehne+Nagel, il rischio è doppio: sanzioni milionarie e un danno d’immagine che potrebbe pesare a lungo.

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