Il ragazzo, costretto sotto coperta, era stato ucciso a botte nel 2022 perché aveva provato a uscire dalla stiva in cerca di aria.
Ragusa – La Corte di Assise di Appello di Siracusa ha ribaltato la sentenza di primo grado, condannando a ventuno anni di reclusione Mohamed Abdelrazek, cittadino di origine egiziana, per l’omicidio del 16enne Yassa Atef Kozman Awad. Il tragico episodio risale al luglio del 2022, quando il corpo senza vita del minorenne fu rinvenuto all’interno del gavone di un peschereccio approdato a Portopalo di Capo Passero, nel Siracusano, con 114 migranti a bordo. Secondo la ricostruzione giudiziaria, il ragazzo venne brutalmente sottomesso e massacrato di botte per il solo fatto di aver tentato di uscire dalla stiva per respirare un po’ d’aria fresca in coperta.
L’inchiesta, avviata originariamente dalla Procura di Siracusa, ha fatto luce sulle drammatiche condizioni di viaggio all’interno dell’imbarcazione, salpata dalle coste della Turchia. Secondo le risultanze investigative, come riferisce l’Agi, la gestione del natante era affidata a un gruppo di cittadini turchi che si alternavano alla guida, mentre a un nucleo di cittadini egiziani spettava il compito di razionare e gestire le scorte di acqua e cibo.
I passeggeri venivano suddivisi nei vari scompartimenti del peschereccio e sottoposti a trattamenti differenti anche sulla base del proprio credo religioso. Chi occupava i posti privilegiati in coperta e chi, come il 16enne, era costretto a rimanere stipato sotto coperta.
Dopo tre giorni di totale reclusione al buio, Yassa Atef Kozman Awad ha palesato l’esigenza di raggiungere i ponti superiori per sottrarsi alla cappa della stiva. La richiesta ha scatenato la violenta reazione dei guardiani: il giovane è stato colpito ripetutamente anche con l’ausilio di un corpo contundente.
Ferito e dolorante, il 16enne si è trascinato nuovamente sotto coperta per cercare protezione sotto una tavola di legno, dove è stato successivamente trovato morto. L’ispezione cadaverica ha formalizzato come il decesso sia sopraggiunto per un’insufficienza cardiorespiratoria acuta conseguente al politrauma contusivo riportato.
La terza sezione della Corte d’Assise d’Appello ha modificato radicalmente il precedente esito processuale. In primo grado, infatti, la Corte d’Assise di Siracusa aveva decretato l’assoluzione per insufficienza di prove dei tre cittadini egiziani finiti alla sbarra, difesi dagli avvocati Francesco Cutrale e Irene Russo, non ritenendo possibile individuare con certezza i singoli responsabili materiali del pestaggio.
Contro quel verdetto aveva fatto appello il sostituto procuratore Salvatore Grillo, il quale in primo grado aveva invocato 21 anni di reclusione per uno degli imputati e 10 anni per i restanti due. I giudici di secondo grado hanno confermato il proscioglimento per due dei tre imputati, individuando invece in Mohamed Abdelrazek il colpevole dell’omicidio e infliggendogli la pena di 21 anni, nonostante la stessa pubblica accusa avesse richiesto in questa fase l’assoluzione generale. Le motivazioni della sentenza verranno depositate entro i prossimi trenta giorni.