Tra i 36 milioni di bevitori ce ne sono 8,2 considerati a rischio, di cui 1,2 milioni compresi tra gli 11 e 24 anni. Un numero di individui che vanno al di là delle soglie considerate “sicure”.
Sempre più giovani e donne attratti dall’alcool. Il consumo di alcool è sempre più diffuso, al punto da rappresentare un elemento essenziale dello stile di vita di molti italiani. L’Istituto Superiore di Sanita (ISS) e l’Osservatorio nazionale alcool (Ona) hanno diffuso dati agghiaccianti sul fenomeno. Sono, infatti, 36 milioni i consumatori di alcool, in maggioranza uomini, 76,7%, e le donne che si difendono bene con il 57,1%.
Si inizia giovanissimi, all’età di 11 anni. Questo aspetto dovrebbe farci interrogare sul tipo di ambiente familiare e sociale in cui crescono. E’ diventato normale consumare alcool. Tra questi 36 milioni ce ne sono 8,2 che sono considerati a rischio, di cui 1,2 milioni compresi tra gli 11 e 24 anni. Un numero di individui che vanno al di là delle soglie considerate “sicure”.
Anche se dal punto di vista scientifico non ne esiste una soglia sicura per il consumo di alcol. La quantità più tranquilla è zero. Tuttavia le linee guida per la salute definiscono un consumo a basso rischio in massimo 1-2 unità alcoliche al giorno per le donne e anziani, e 2-3 per gli uomini. Il limite legale per la guida in Italia è un tasso alcolemico di 0,5 g/l.
Sono persone che assumono, abitualmente, alcool in eccesso. Oggi va di moda la cosiddetta “abbuffata alcolica“, il consumo episodico ed eccessivo di alcol, definito come l’assunzione di 5 o più unità alcoliche (circa 60 grammi di alcol puro) in un breve lasso di tempo, solitamente fuori pasto e finalizzato a ottenere un’ubriacatura immediata. Molto diffuso tra i giovani, comporta gravi rischi immediati e a lungo termine.
Visti i numeri si tratta di un fenomeno di sanità pubblica, i cui effetti riguardano dipendenza, malattie croniche, incidenti stradali, costi personali e sociali molto alti. Il fatto è che le abitudini di consumo si sono trasformate nel tempo. Ad esempio la citata “abbuffata” è cresciuta, negli ultimi 10 anni, dell’84%. Inoltre se una volta bere durante i pasti faceva parte del modello tradizionale mediterraneo, oggi lo si fa anche fuori.

Le donne come consumatrici sono cresciute in maniera decisa, così come i casi di sbornia. Una modalità che avvicina i modelli di consumo a quelli del Nord Europa. Sono nati tentativi di sospensione dell’alcool, come il “Il Dry January” (gennaio asciutto), una sfida globale nata nel 2013, promossa da Alcohol Change UK, che invita a eliminare completamente il consumo di alcolici durante il mese di gennaio.
Nato come campagna di salute pubblica propone una pausa post-festività per migliorare il sonno, aumentare l’energia, risparmiare denaro e riflettere sulle proprie abitudini di consumo. Tra i consumatori ce ne sono 730.000 che già presentano effetti fisici e mentali legati al consumo di alcool, di cui 250.000 donne. Una parte di cittadini che dovrebbe essere accolta per le cure dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN), ma nei fatti viene avvolta dall’oblio.
Solo l’8,3%, infatti, viene assistito. La criticità maggiore è che i giovani si avvicinano all’alcool in età molto precoce. Inoltre in questo campo il divario di genere sembra annullarsi. A conferma che non si tratta di percentuali sparute ma di un fenomeno riguardante tutta la società.