Il rapporto annuale di Antigone fotografa istituti al collasso, un record di suicidi e bambini che imparano a camminare in cella.
Sessantaquattromila detenuti per 46mila posti disponibili. Novantuno suicidi nel solo 2024. Il numero di bambini sotto i tre anni reclusi insieme alle madri raddoppiato in un anno. Sono i numeri del XXII Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, e nessuno di essi lascia spazio a interpretazioni rassicuranti.
Il sovraffollamento ha superato il 139 per cento: in pratica, dove lo Stato prevede che viva una persona, oggi ne vivono quasi due. Non in astratto ma in concreto, con tutto quello che significa in termini di spazio, aria, sonno, privacy, tensione. In 73 istituti su tutto il territorio nazionale questo limite è superato di oltre la metà. In 8 carceri le presenze sono il doppio della capienza ufficiale.
La prima domanda che viene da porsi è se questo dipenda da un aumento della criminalità. La risposta, secondo Antigone, è no. I reati sono stabili, anzi in leggero calo. Il ricorso alla custodia cautelare preventiva è diminuito. Le celle si sono riempite per un’altra ragione: dall’inizio della legislatura sono stati introdotti oltre 55 nuovi reati, 60 aggravanti e più di 65 aumenti di pena. Si è scelto di punire di più e più a lungo, e il conto lo sta pagando un sistema che non ha i muri per contenerlo.
A questo si è aggiunto un cambio nella gestione quotidiana degli istituti. Circolari del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria hanno ridotto movimenti interni, attività e aperture verso l’esterno. Oggi oltre il 60 per cento dei detenuti trascorre quasi l’intera giornata chiuso in cella. I modelli di custodia aperta riguardano appena il 22 per cento della popolazione carceraria. Il risultato non è stato più ordine: le aggressioni tra detenuti sono aumentate del 73 per cento tra il 2021 e il 2025, gli episodi di violenza contro gli agenti del 12 per cento. Meno spazio, meno sfogo, più esplosioni.
I suicidi raccontano il livello più profondo di questa crisi. Il 2024 è stato l’anno peggiore: 91 casi accertati. Nel 2025 se ne sono contati 82. Nei primi mesi del 2026 siamo già a 24. L’autolesionismo riguarda in media un detenuto su cinque. Sono numeri che parlano di persone che non reggono, in ambienti che non offrono loro nulla a cui aggrapparsi: solo il 29 per cento ha accesso a un lavoro, quasi sempre interno all’istituto e difficilmente spendibile fuori. I corsi di formazione professionale raggiungono meno dell’8 per cento dei reclusi.
Il dato più simbolicamente pesante riguarda però i bambini. Il Decreto Sicurezza del 2023 ha eliminato i rinvii automatici della pena per le madri in gravidanza o con figli piccoli. L’effetto è stato immediato: il numero di bambini sotto i tre anni che vivono in cella è raddoppiato. Antigone chiede al governo di tornare indietro su questo punto. Perché un Paese si giudica anche da come tratta chi non ha ancora parole per raccontare dove si trova.