Un tempo la villeggiatura era un privilegio dell’alta borghesia che trasferiva l’intera vita domestica fuori città. Poi il concetto si è evoluto e democratizzato.
Vuoi vedere che l’antidoto all’overtourism è la cara, vecchia villeggiatura? Il primo è quel deprecabile fenomeno in cui il numero di visitatori in una destinazione supera la sua capacità di accoglienza, causando un impatto negativo sull’ambiente e sulla qualità della vita dei residenti.
Il fenomeno è diventato talmente controproducente che l’Organizzazione Mondiale del Turismo l’ha definito come “l’impatto negativo che il turismo ha sulla qualità di vita percepita dei residenti e/o sull’esperienza del visitatore”. La villeggiatura, invece, indica il soggiorno temporaneo in una località diversa dalla propria residenza abituale (al mare, in montagna o in campagna), inteso specificamente come un periodo prolungato di riposo, svago e distacco dalla routine cittadina.
Il termine deriva dal verbo villeggiare (originariamente “abitare in una villa“), un’usanza nata nell’antica Roma e poi sviluppatasi grandemente tra l’aristocrazia italiana a partire dal Settecento. Mentre la vacanza è spesso associata a un viaggio itinerante o a un’interruzione breve, la “villeggiatura” evoca per tradizione italiana un soggiorno più lungo (spesso di diverse settimane) in una dimora fissa per godere dei ritmi lenti del posto.
Un tempo la villeggiatura era un privilegio dell’alta borghesia che trasferiva l’intera vita domestica fuori città. Poi il concetto si è evoluto e democratizzato ma mantiene un forte legame culturale con il relax estivo, venendo utilizzato spesso come sinonimo più evocativo e disteso di riposo. Negli anni ’50 furono ideati e costruiti diversi luoghi ad hoc. Ad esempio nella Pineta di Arenzano, nei pressi di Genova, un vasto fondo costiero, fu realizzato un comprensorio residenziale nel 1956. Il luogo si trasformò nella meta preferita dall’alta borghesia milanese.
Nello stesso periodo storico sorse in Toscana la pineta del Golfo di Baratti, un’area naturale protetta, situata nel comune di Piombino (Livorno), famosa per i suoi pini marittimi dalle forme contorte. E’ formata da un’ombra naturale a ridosso della spiaggia sabbiosa ricca di residui ferrosi etruschi. Non è distante dal Parco Archeologico di Baratti e Populonia, comprendente l’area dove sorgeva la città etrusca e romana di Populonia, nota fin dall’antichità per l’intensa attività metallurgica legata alla produzione del ferro.

Luogo di grande fascino, immerso in un paesaggio naturale mozzafiato. Dal mare del golfo di Baratti, su cui si affacciano le sepolture dei princìpi guerrieri alla macchia mediterranea che nasconde incredibili tombe etrusche scavate nella roccia, fino a giungere sull’acropoli, con i suoi edifici sacri affacciati sulle isole dell’arcipelago toscano. Sono due soli esempi, tra i tanti, che sono sorti sulle coste o in montagna nel nostro territorio.
E’ da qualche tempo che tra i viaggiatori si sta insinuando, lentamente ma con costanza, l’idea del ritorno alla villeggiatura. Un cambiamento notevole del paradigma culturale legato ad un turismo di breve durata ma in cui bisognava fare tutto ciò che era compreso nel “pacchetto” e, soprattutto, in località esotiche. Invece il “paradiso” è più vicino di quanto si possa pensare.
Ossia spostarsi ad una distanza minima dal luogo in cui si vive, evitando lo stress del viaggio in auto o in aereo, e trascorrere il periodo di riposo in un vero relax e non in una corsa ad ostacoli. Ci si è accorti che si avverte la mancanza di relazioni col territorio visitato, da non consumare come un bene qualsiasi, ma appreso e assimilato.
Per questi motivi in molte località sono nati dei festival per esaltare la socialità, la lentezza del godimento e la partecipazione umana. A questo punto non resta che fare le valigie e partire per la…villeggiatura.