Il turismo lento contro il mordi e fuggi

Questa forma di fruizione dei luoghi riuscirà a soppiantare l’invasione selvaggia delle mete più gettonate? Probabilmente si ma c’è ancora tanto da fare, specie in Italia.

Lo slow tourism riuscirà a sostituire quello “selvaggio”? La cronaca, negli ultimi tempi, è stata abbondante di casi riguardanti il cosiddetto “overtourism” ossia l’invasione di turisti, in certi periodi dell’anno, in città d’arte o luoghi di villeggiatura. Come sono noti gli effetti devastanti sull’ambiente, i monumenti e la qualità della vita dei residenti, che sono, ormai, allo stremo.

Tuttavia sta facendo capolino tra il mare tempestoso infestatato dai barbari, una nuova forma di turismo, lo “slow tourism”, detto anche “travel tourism”. Ossia una filosofia di viaggio sostenibile, lenta, contemplata che privilegia la qualità dell’esperienza rispetto alla quantità di luoghi visitati, in netta contrapposizione al turismo “mordi e fuggi“.

Significa rallentare il ritmo, immergendosi nella cultura e natura locale, prediligendo mete meno caotiche, l’interazione con le comunità e privilegiando mezzi di locomozione come la bici. Di questo fenomeno se ne è occupata anche l’Unione Europea (UE), lanciando il progetto “Slowdown”, ideato per contrastare l’iper-turismo e il sovraffollamento nelle città europee più popolari. Il suo obiettivo principale è promuovere un modello di “turismo lento” che valorizzi le aree interne e le destinazioni meno note, promuovendo una modalità di viaggio più rispettosa, sostenibile e autentica.

E pensare che bastava affidarsi ad un’espressione della tradizione popolare partenopea “cuonc cuonc”, che significa “piano piano“, “con calma” o “lentamente“. Indica un modo di procedere senza fretta, in modo cauto, garbato o riflessivo. Il progetto fa parte della “Cooperazione Territoriale Europea (CTE), un pilastro della politica di coesione dell’UE che promuove la collaborazione tra regioni e stati membri (e vicini).

Il tursimo selvaggio rovina luoghi e persone

Sono stati stanziati circa 2 milioni di euro per fornire alle amministrazioni locali le competenze necessarie a decongestionare le aree sature dal turismo, portando benessere economico anche in quelle zone rurali o transfrontaliere che spesso rimangono ai margini dei grandi flussi di visitatori. Ne fanno parte 9 Paesi dell’UE: Italia, Finlandia, Francia, Irlanda, Lettonia, Romania, Spagna e Ungheria, che grazie a vari laboratori di gruppo si stanno adoperando per potenziare gli strumenti politici per l’attuazione del progetto.

Attraverso 20 progetti totali stanno lavorando per migliorare i propri strumenti politici attraverso la cooperazione territoriale. Lo scopo è invitare il viaggiatore a rallentare il ritmo per scoprire “tesori” che la fretta non ha mai preso in considerazione. Slowdown è la risposta al problema della frammentazione dell’offerta turistica, proponendo una piattaforma di scambio di competenze per le piccole imprese, i produttori locali e le cosiddette “case per gli ospiti”.

Si tratta di strutture ricettive extra-alberghiere, solitamente a gestione familiare, che offrono alloggio in camere private all’interno di un’abitazione. Più economiche ed informale rispetto a un hotel, permettono di vivere un’esperienza autentica, spesso con il proprietario che vive nella stessa struttura. Speriamo bene.