Uno dei tanti fenomeni inspiegabili di cui il Bel Paese è ricco. Nonostante la ricordino solo gli anziani la vicenda della povera ragazza suicida per amore sfida il tempo.
I fiumi che attraversano le città sono sempre stati eletti a luoghi di suicidi o di eventi nefasti. Nelle torbide o limpide acque di un fiume che scorre se non si è più che esperti nuotatori la tragedia è sempre in agguato. Dall’argine Sud del Velino si scorge in lontananza la città di Rieti immersa nel verde della vegetazione fluviale. Poco più avanti del ponte di ferro della circonvallazione Salaria il fiume crea un’insenatura in cui, più di cento anni fa, fu ritrovata senza vita una giovane del luogo.
Tina o Pina, i più anziani nemmeno lo ricordano più, aveva circa vent’anni ed era una ragazza poverissima di umili origini. Orfana sin dalla più tenera età la giovane si era stabilita da una vecchia zia paterna che l’aveva educata come aveva potuto ma senza poterle assicurare un futuro roseo né una dote per sposarsi:
”…D’inverno camminava sulla neve con un paio di sandali consumati – racconta P.S. di 86 anni, pensionato con buona memoria dei fatti – e pare che non si lamentasse affatto. Chi la conosceva era solito donarle del cibo e qualche indumento che Tina accettava con un sorriso. Almeno così raccontava mia madre…”.
Un bel giorno la ragazza conobbe un giovane forestiero. Un uomo che veniva da Roma oppure da ancora più lontano, in occasione della festa di Sant’Antonio che a Rieti si celebra ancora con grandi festeggiamenti ed una bella processione dei Ceri che si snoda per le vie del centro storico infiorate con petali di rose. Una ricorrenza che richiama una moltitudine di fedeli che giungono nel capoluogo sabino un po’ da tutto il centro Italia.
Per alcuni giorni nessuno vide Tina né il suo amico con cui in molti l’avevano vista in compagnia. Pensarono che fra i due fosse ci fosse un’intesa magari maturata durante un ballo in piazza oppure in occasione di una passeggiata romantica sulle rive del fiume. Nulla di tutto questo:
”…Quell’uomo l’aveva sedotta e abbandonata oppure le nascose di essere sposato e di avere dei figli – aggiunge l’anziano pensionato – esattamente non ricordo adesso. Fatto sta che la ragazza fu vista per l’ultima volta nelle vicinanze del fiume dall’altro capo della città. Dopo di che non si seppe più nulla di lei nonostante le ricerche…”.

Dopo una settimana proprio sotto quell’insenatura adiacente al ponte della circonvallazione alcuni barcaioli ritrovarono il corpo senza vita della povera ragazza che, presa dallo sconforto, aveva preferito il suicidio all’onta del disonore a cui tutti l’avrebbero condannata. Da allora sono ormai in pochi coloro i quali, qualche giorno dopo la festività di Sant’Antonio, raccontano di sentire grida di donna provenire da sotto il ponte della Salaria:
”…Qualche volta credo di averle sentite anch’io – conclude P.S., Dino per gli amici – mentre mi si accapponava la pelle. Sarà stato il fantasma di Tina che inveiva contro l’amato bugiardo oppure le urla della ragazza prima di morire affogata. Chissà, meglio non pensarci…”.
La zona della tragedia si presta alla descrizione dell’anziano pensionato e quanti si ricordano della povera ragazza evitano di passare davanti alla balaustra sopra l’insenatura. Cambiano marciapiede ed evitano commenti. Ma da cento anni e più quelle urla pare si ripetano con straordinaria puntualità due o tre giorni dopo i festeggiamenti in onore della ricorrenza religiosa. Ad una certa ora, verso l’imbrunire, ora in cui Tina decise per amore di togliersi la vita.