LE COOPERATIVE ROSSE, UN PERFETTO MODELLO DI ECONOMIA PARASSITA

Tra scandali, indagini e sequestri le Coop hanno perduto il loro originario scopo collettivo finendo per diventare il pozzo senza fondo dei partiti di Sinistra. Quando non colluse e conniventi con la criminalità organizzata.

In questi ultimi decenni le cooperative rosse sono state al centro di scandali e indagini della magistratura che hanno portato alla luce un potpourri di corruzione fatto di tangenti, appalti illeciti, collusione con la criminalità organizzata, con tanto di manager e politici indagati.

Non si smette di parlare di Coop nemmeno durante lo scorso periodo elettorale: a Ferrara la Lega puntava il dito contro una cooperativa fallita nel 2016, la Acli Coccinelle, gestita dalla moglie di Aldo Modonesi, capogruppo del Pd ferrarese. Il processo è in corso e l’annosa questione prosegue a suon di liti politiche poiché, pare, che la città estense, dal 2002 al 2016, abbia elargito alla cooperativa 1,2 milioni di euro. E non sono bruscolini, come si dice.

Ma questa è solo una tra le innumerevoli vicissitudini del malaffare delle Coop balzate sotto i riflettori della cronaca, specie quella nera. Come non ricordare anche la Codess che nel 2014 chiedeva ai dipendenti neo assunti il versamento di una somma di 4.000 euro per diventare soci, oltre a 1.000 euro che dovevano essere versati a fondo perduto, a titolo di tassa di ammissione? E la Cooperativa Carnica, meglio conosciuta come CoopCa, chiusa per fallimento nel 20015, con i conti bloccati dei propri clienti per un totale di 27 milioni di euro? E la Coopservice , grossa cooperativa emiliana specializzata in servizi alle imprese che, tramite una fiduciaria in Lussemburgo, ha costituito un tesoretto di 36 milioni di euro destinato ai vertici aziendali? E che dire della Coopcostruttori di Argenta(Fe) che ha chiuso i battenti nel 2003 con un buco di 1 miliardo di euro, accusata di connivenze d’affari col clan dei Casalesi?

E dove lo mettiamo il colosso Manutencoop Facility Management, oggi Rekeep S.p.a. e fuori da Legacoop, travolto nel 2014 da diverse inchieste, tra cui quelle della Procura di Brindisi per gli appalti sulle forniture elettriche? E ne vogliamo parlare del suo presidente Claudio Levorato, iscritto nel registro degli indagati per concorso in turbativa d’asta e utilizzazione di segreti d’ufficio? E l’affaire Expo 2015 a Milano che vide una presenza importante delle Coop, dove sempre Levorato avrebbe agito illecitamente per aggiudicarsi l’appalto di 323 milioni di euro per la città della Salute a Sesto San Giovanni?

Manutencoop Facility Management

E l’inchiesta sulla storica Cpl Concordia di Modena, leader nel settore dell’energia e del gas, invischiata in un giro di mazzette e favori per la metanizzazione di Ischia, che ha visto coinvolti amministratori locali del Pd e i vertici della sinistra italiana? E la cooperativa 29 giugno Onlus di Salvatore Buzzi travolta da Mafia Capitale? E i guai di Coop Alleanza 3.0, nata dalla fusione di Coop Adriatica, Estense e Nordest, che ha registrato un rosso di 37,6 milioni e un calo di vendite dell’1,6% dove li mettiamo?

Che fine ha fatto lo spirito di gestione comune di un’impresa senza fini di speculazione privata come recita l’articolo 45 della Costituzione della Repubblica? Eppure il mondo delle Coop rosse si è sviluppato nel dopoguerra per volontà dello storico Pci, con l’obiettivo di tutelare gli interessi dei soci, secondo i principi di mutualità, solidarietà, democrazia, attraverso la Legacoop che, in teoria, doveva essere un sindacato d’impresa, ma che nella realtà si è rivelato una sorta di holding con cui la politica eleggeva manager e strategie, venendo meno ai principi fondatori e non solo. Con il passare del tempo le cooperative “rosse” hanno perso sempre più la loro connotazione sociale, trasformandosi in un sistema economico rivolto prevalentemente al profitto, al pari di una qualsiasi altra società per azioni con il privilegio, però, di poter usufruire di agevolazioni fiscali, quali ad esempio l’imposta del reddito d’impresa (Ires). 

Cooperativa 29 giugno Onlus di Salvatore Buzzi impelagato in Mafia Capitale

Quale sarò il futuro delle cooperative? Forse proprio quello di abbandonare il modello Coop? E’ un modello che funzionava un tempo. Oggi, scandalo dopo scandalo, le compagini di mutua cooperazione hanno dimostrato di essere depositarie di un apparato di tangenti usato dai partiti di sinistra, di un sistema di imprese che risponde economicamente e periodicamente al partito politico, con la suddivisione della quota da pagare, si dice pizzo, in cambio dell’appalto ricevuto. In questo sistema di imprese temporanee viene inserita questa o quella Cooperativa che, a sua volta, non paga direttamente le tangenti al partito, ma si assume l’onere di affrontare le spese della gestione e della campagna elettorale, senza alcun riferimento specifico all’appalto in questione, eliminando così il rischio di essere incriminata per corruzione. Finché le Coop resteranno ancorate a questo sostrato atavico e fraudolento, l’economia italiana resterà imprigionata in un meccanismo clientelare in perfetto stile mafioso. Le Cooperative dovrebbero svincolarsi dalla matrice delle Coop emiliano-romagnole e anche dal territorio, ampliando il proprio raggio d’azione oltre le logiche perverse della politica e trasformandosi, ad esempio, in multinazionali, come qualcuna ha già fatto. Ma finché docet et impera il solito Pd, sarà dura.

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