Il decreto legge viene accantonato: sul tavolo due strade alternative per garantire l’operatività delle Case di Comunità.
Roma – Il ministero della Salute ha fatto marcia indietro sulla riforma della medicina territoriale. La notizia è stata riferita agli assessori regionali alla sanità dal capo di gabinetto Marco Mattei: il decreto legge che avrebbe portato i medici di famiglia all’interno delle Case di Comunità, con il passaggio alla dipendenza per una loro quota, non vedrà la luce nella forma originaria.
Al suo posto, due percorsi possibili. Il primo prevede una norma ad hoc; il secondo punta sull’Atto di indirizzo per il rinnovo della convenzione con la medicina di base, introducendo l’obbligo di sei ore settimanali di presenza nelle strutture. In entrambi i casi, l’obiettivo dichiarato resta lo stesso: rendere operative le Case di Comunità finanziate con i fondi del Pnrr.
Non mancano le tensioni politiche. L’assessore lombardo Guido Bertolaso, vice coordinatore della Commissione Salute delle Regioni, aveva sostenuto con convinzione la riforma originaria, considerandola un’opportunità concreta per intervenire sulla medicina generale. La sua posizione si scontra ora con chi preferisce soluzioni più graduali. Va ricordato che il testo era stato elaborato dalle Regioni stesse, non dal ministero. Fonti vicine a Lungotevere Ripa assicurano che la volontà politica di raggiungere il risultato rimane intatta, anche se attraverso tappe successive.