Occupiamo il 26mo posto nella graduatoria, sotto di noi la Grecia. E la nostra compagine politica non se ne lagna. Sul podio più alto si piazza l’Irlanda, isola felice da imitare.
Italia penultima in Europa per l’armonia tra lavoro e vita privata. L’equilibrio tra vita privata e professionale sembra non essere nelle corde della politica e del management nazionale. E’ un concetto che sta emergendo con forza nelle ricerche socio-economiche sul tema, una priorità soprattutto nelle fasce giovanili. Non più una rincorsa ad uno stipendio purchessia, ma ad una retribuzione che possa permettere una conciliazione coi propri hobbies e la vita familiare. Altrimenti meglio desistere e passare ad un’altra opportunità.
In un’indagine curata da Remote, una piattaforma globale specializzata in servizi e analisi sul capitale umano, nota per le sue ricerche sull’equilibrio tra vita privata e lavoro e per offrire soluzioni per il lavoro da remoto e l’assunzione internazionale, fornendo dati e strumenti per gestire talenti a livello mondiale, l’Italia occupa il 26mo posto della graduatoria. In pratica, davanti solo alla Grecia.
Per stilare la classifica è stato utilizzato un indice, l’European Life-Work Balance Index, che ha monitorato le condizioni in base ad una serie di parametri. Ossia il numero di giorni di ferie, l’assistenza sanitaria, l’esistenza di un salario minimo, orari medi di lavoro, congedi parentali, percezione del salario in caso di malattia e livelli di inclusività sessuale. Al 1° posto si è classificata, con ampio margine sugli altri Paesi, la verde Irlanda, con un indice del 82,9%.
L’ “Isola di Smeraldo“, così definita per il suo paesaggio verdeggiante e la sua ricca cultura, ha raggiunto ottimi piazzamenti nei vari parametri utilizzati: congedo di maternità obbligatorio e ferie. Il cosiddetto indice di felicità pur non essendo tra i più elevati è comunque in alta classifica. Basta cambiare una consonante e al 2° posto si è piazzata l’Islanda, definita la “Terra del Ghiaccio e del Fuoco” a causa dell’eccezionale contrasto tra i suoi vasti ghiacciai e l’intensa attività vulcanica e geotermica, essendo situata sulla dorsale medio-atlantica.
La quota raggiunta è stata del78% per l’eccellenza del sistema sanitario, che è universale ed interamente finanziato dallo Stato, inclusività sessuale, congedo di maternità obbligatorio pagato all’80% per 26 settimane. Sull’ultimo gradino del podio si è classificato il Belgio, noto per il suo federalismo complesso e le 3 comunità linguistiche (fiamminga, francese, germanofona), col 64,4%. La classifica è stata determinata, soprattutto, grazie al numero di giorni di ferie e il salario minimo consistente. Rispetto all’indagine del 2024, sul podio c’è stato qualche mutamento.

Al 3° posto c’era, infatti, la Danimarca col 74%, grazie al cosiddetto “indice di felicità”, tra i più alti d’Europa e l’inclusività sessuale. Come si spiega il penultimo posto del Belpaese? Beh soprattutto per la mancanza del salario minimo (mentre 22 Paesi su 27 dell’Unione Europea lo utilizzano) e un carente livello di inclusività sessuale. Siamo indietreggiati in classifica rispetto al 2024 di 2 posizioni, eravamo, infatti, 24esimi. Come la corsa del gambero, invece di avanzare si indietreggia.
D’altronde il riconoscimento della cucina italiana il 10 dicembre scorso da parte dell’UNESCO come “Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità“, celebrando la sua convivialità, sostenibilità, legame con il territorio e uso di ingredienti semplici ma di qualità, per andare al di là delle singole pietanze esaltandone sapori, rituali e pratiche sociali che si tramandano di generazione in generazione, non pare che il Belpaese primeggi in qualche settore della realtà socio-economica. Il penultimo posto in classifica ne è la logica conseguenza!