La “scure” dei dazi di Trump sull’Italia e l’Europa: tensioni commerciali e reazioni

Unione Europea compatta contro le tariffe del presidente Usa: “Colpiranno entrambe le sponde dell’Atlantico”. Meloni: “Faremo quello che possiamo”.

Roma – E’ allarme in Italia e in Europa e si intensificano le tensioni commerciali dopo l’annuncio del presidente Usa Donald Trump sui dazi. Molte le reazioni contrarie. Tra le prime risposte di rilievo, quella della premier Giorgia Meloni, che ha espresso la sua contrarietà alla misura adottata dall’amministrazione statunitense. “L’introduzione da parte degli Usa di dazi verso l’Unione Europea è una misura che considero sbagliata e che non conviene a nessuna delle parti”, ha scritto su Facebook la presidente del Consiglio italiana. C’è forte preoccupazione per i comparti dell’agricoltura, della pesca e del commercio in generale.

Faremo tutto quello che possiamo – ha concluso Meloni – per lavorare a un accordo con gli Stati Uniti, con l’obiettivo di scongiurare una guerra commerciale che inevitabilmente indebolirebbe l’Occidente a favore di altri attori globali. In ogni caso, come sempre, agiremo nell’interesse dell’Italia e della sua economia, anche confrontandoci con gli altri partner europei”. Palazzo Chigi ha fatto sapere che la premier ha annullato gli impegni in programma in modo da poter concentrare la propria attività sulle azioni da intraprendere in seguito all’introduzione di nuovi dazi.

Dazi minimi del 10%, che diventano “reciproci” per i Paesi che la Casa Bianca ritiene ingiusti nelle proprie politiche commerciali verso gli Usa: a partire dalla Cina che si vede inflitto un 34% sul proprio export verso gli Usa, mentre l’Unione europea vedrà un aggravio del 20% per il suo export nel momento in cui approda alle dogane Usa e la Gran Bretagna si fermerebbe alla soglia minima del 10%. I dazi entreranno in vigore a partire da questo fine settimana, hanno affermato funzionari della Casa Bianca, con un’aliquota più elevata sui “peggiori delinquenti” che entrerà in vigore la prossima settimana. Dichiarando che il persistere di deficit commerciali rappresenta un'”emergenza nazionale”, la Casa Bianca ha detto a un pool di giornalisti che un dazio “di base” del 10 percento entrerà in alle 12:01 (6:01 in Italia) del 5 aprile, mentre aliquote più elevate su vari partner partiranno dalle 12:01 (sempre le 6:01) di martedì 9 aprile.

Nella lista dei dazi più significativi – con l’eccezione significativa di Canada e Messico, per ora esenti da quelli reciproci ma soggetti ai dazi selettivi del 25% su alcuni beni già annunciati nei giorni scorsi – la Cina è in cima. I dazi complessivi sui beni cinesi importati negli Stati Uniti salgono invece al 54%. Lo riporta Bloomberg, citando fonti dell’amministrazione Trump. La Delegazione per le Relazioni con gli Stati Uniti dell‘Europarlamento ha sottolineato la necessità di adottare misure più incisive, mirate non solo ai beni, ma anche ai servizi, colpendo settori strategici come le grandi aziende tecnologiche e il comparto finanziario.

“Serve mantenere la lucidità per esplorare tutte le strade possibili al fine di spingere gli Stati Uniti al tavolo delle trattative, ma anche mostrare determinazione. Abbiamo bisogno di contromisure più ampie che colpiscano nei punti più sensibili, non solo sui beni, ma anche sui servizi a partire dalle grandi aziende tecnologiche e dal settore finanziario. Inoltre, dovremo valutare possibili risposte sui diritti di proprietà intellettuale e sull’esclusione delle imprese statunitensi dagli appalti pubblici dell’Ue”, ha dichiarato Brando Benifei, presidente della Delegazione.

Benifei ha inoltre ribadito la necessità di superare la logica imposta dall’ex presidente americano e di adottare un approccio più innovativo per attrarre investimenti e talenti. “L’Unione Europea deve uscire dagli schemi tradizionali per superare la logica imposta da Trump. Servono incentivi per le aziende e per i cittadini statunitensi a venire a lavorare e creare valore in Europa, in un mercato unico stabile e sostenibile. Ci auguriamo che il governo italiano voglia lavorare in questa direzione, unitamente alla risposta europea e senza farsi azzoppare dalle divisioni tra i tre partiti di maggioranza, come abbiamo visto in queste ultime settimane e giorni. Per adesso sembrano brancolare nel buio o peggio giustificare le azioni sbagliate della Casa Bianca”, ha aggiunto l’europarlamentare.

Anche i deputati europei di Renew Europe “condannano fermamente” il cosiddetto annuncio del “Liberation Day” del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, di tariffe arbitrarie e generalizzate sui partner commerciali internazionali, tra cui il 20% sulle importazioni dall’Unione europea. “Questa mossa rappresenta una pericolosa escalation delle tensioni globali e delle politiche protezionistiche che minacciano di destabilizzare l’economia globale e minare un secolo di sviluppo di regole condivise per la prosperità reciproca nelle relazioni internazionali”, si legge in una dichiarazione. In Italia c’è preoccupazione in vari settori.

“La scure di Trump è arrivata, con l’annuncio di dazi al 20% che colpiranno indistintamente tutti i prodotti europei, a partire dall’agroalimentare Made in Italy. Per questo serve subito una risposta ferma e immediata dell’Ue per aprire una trattativa e scongiurare una guerra commerciale con un’escalation devastante in cui perderebbero tutti”. Così il presidente nazionale di Cia-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini. “La politica dei dazi è sbagliata e controproducente -ribadisce Fini-. Adesso non bisogna andare in ordine sparso ma agire uniti come Europa”. Ritano Baragli, vicepresidente di Fedagripesca Toscana, sottolinea che l’imposizione di dazi sui prodotti “agroalimentari europei, in particolare sul vino, da parte dell’amministrazione Usa rappresenta un grave danno per l’economia toscana. La nostra regione ha sempre avuto un forte legame commerciale con gli Stati Uniti: colpire il settore vitivinicolo significa mettere in difficoltà non solo le imprese, ma anche l’intera filiera produttiva e distributiva che in Toscana dà lavoro a decine di migliaia di persone”. 

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