La rivoluzione green e il curioso caso della povera Basilicata

La piccola regione meridionale si trova al centro di un progetto di ridistribuzione energetica che fa discutere. Da un lato le grandi compagnie, dall’altro i cittadini.

Roma – La rivoluzione verde parte dal Sud? Il tanto bistrattato Sud Italia con tante ataviche criticità, questa volta ha deciso di mettere la testa fuori dal sacco, nel senso che finalmente si è svegliato, per mostrarci mirabilie. E “tomo tomo, cacchio cacchio” (tanto per citare una frase del grande Totò che, con questa espressione intendeva un tipo mogio e dall’aspetto dimesso) si propone come pioniere della rivoluzione verde. Intanto, sgombrando il campo da possibili equivoci, non si tratta di tutto il meridione, ma della piccola Basilicata.

La Regione ha deciso di dare contributi finanziari ai privati non coperti dalla rete del metano, per favorire le fonti rinnovabili. Questi fondi non sono piovuti come manna dal cielo, ma si tratta delle cosiddette “compensazioni ambientali” che le compagnie petrolifere che estraggono petrolio nella regione hanno versato per offrire uno sconto fino al 60% sulle bollette del gas alla popolazione ivi residente. Senz’altro meglio questo che niente, ma si tratta di un atteggiamento quantomeno insolito nella migliore delle ipotesi o quasi truffaldino nella peggiore. È come se un medico prima provocasse la malattia a un suo paziente e poi cercasse di curarla.

Lo stabilimento di Tempa Rossa, gestito dalla Total.

È noto che in Basilicata c’è la più grande riserva di idrocarburi on-shore (verso la riva) dell’Europa occidentale. Sono migliaia i barili di greggio estratti al giorno dall’impianto di Tempa Rossa, gestito dalla francese Total. Centinaia di migliaia i metri cubi di metano e migliaia i barili di petrolio equivalenti di Gpl. E come dimenticare il caso dell’Eni Centro Oli Val d’Agri in quel di Viggiano (Potenza), i cui rifiuti non sono certo satati smaltiti a norma di legge e hanno provocato inquinamento e devastazione ambientale? Ora questa svolta “green” sa tanto di stantìo, dopo che i danni sono stati provocati con la connivenza delle istituzioni politiche locali. Comunque, restando fedeli alla cronaca, la Basilicata ha previsto di investire ben 88 milioni di euro a fondo perduto per agevolare l’acquisto e l’allacciamento di sistemi di produzione di energia elettrica ricavata da fonti rinnovabili.

Il centro d’Olio Val D’Agri, gestito dall’Eni.

Inoltre, in vena di elargizioni, la Regione darà un contributo alle famiglie prive della copertura del metano, per arginare lo “tsunami” dell’aumento vertiginoso delle bollette. “Com’è umano lei” ripeteva il rag. Ugo Fantozzi, magistralmente interpretato da Paolo Villaggio. Così si potrebbe dire, con ironia, della Regione Basilicata, che mostra di avere a cuore il benessere dei suoi cittadini! Il piano, infine, prevede la riduzione delle emissioni di CO2 (anidride carbonica), così come stabilito dall’Agenda 2030 e dal PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). I più ottimisti già parlano di “rivoluzione energetica lucana”, perché è stato deciso di affrontare l’emergenza mettendo al centro del progetto i cittadini. Ma non dovrebbe essere la norma? Se è stato deciso adesso di mettere al centro i cittadini, vuol dire che prima non lo erano o erano stati posizionati… di lato!

Ora, con squilli di tromba e fanfare, la parola d’ordine è: avanti tutta verso il mini-eolico, il fotovoltaico, le pompe di calore e impianti solari termici. Non ci resta che sperare che i fatti seguano alle parole distribuite a iosa. Anche se, essendo maliziosi, nutriamo dei dubbi!     

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