LA MAREA FEMMINISTA

NON UNA DI MENO IN PIAZZA A ROMA: IN MIGLIAIA PER LA giornata mondiale contro la violenza sulle donne

 

 

88 donne al giorno sono vittime di atti di violenza da parte degli uomini. Una ogni quarto d’ora, più o meno. Ogni 72 ore una donna in Italia viene uccisa da un uomo.

Gli aggressori (i bastardi, sarebbe meglio definirli, se non altro per contravvenire all’insopportabile tendenza dei media italiani di adottare un linguaggio giustificatorio nei confronti degli autori di queste nefandezze) sono in grande maggioranza italiani. Spesso anzi sono i compagni, i mariti, i conviventi.

Sono dati della Polizia di Stato e si commentano da soli.

 

L’ultimo caso appena ieri, Ana Maria Lacramioara Di Piazza, 30 anni, residente a Giardinello (Pa). Sembra sia stata uccisa a coltellate da un imprenditore con il quale aveva una relazione.

“Ma che fai, aspettiamo un bambino, io ti amo”, le sue ultime parole.

Contro tutto questo è poche ore fa scesa in piazza, a Roma, la marea femminista, in occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Il corteo è partito alle 16 da piazza della Repubblica ed è arrivato a San Giovanni, presenti parecchie migliaia di attiviste ed attivisti, arrivate/i da tutta Italia. Alle 16.30 si è osservato un minuto di silenzio collettivo per tutte le vittime.

 

“Siamo il grido altissimo e feroce di tutte quelle donne che non hanno voce”, hanno scandito le organizzatrici di Non Una Di Meno, la rete che, da alcuni anni, sta dando un nuovo significato ed una nuova energia alle istanze femministe.

Istanze sacrosante, va detto subito. Alle quali anche il nostro giornale ha voluto conferire uno spazio adeguato, posticipando l’orario di uscita del consueto editoriale quotidiano.

 

Vi lasciamo con le immagini della giornata, più esplicative di tanti commenti, con una buona notizia e con una promessa.

La buona notizia è che lunedì verrà emanato il decreto ministeriale che istituirà il fondo per gli orfani di femminicidio. 12 milioni di euro che finanzieranno “borse di studio, spese mediche, formazione e inserimento al lavoro”, twitta il ministro dell’Economia Gualtieri. In colpevole ritardo rispetto a tanti altri Paesi, va precisato, ma è comunque meglio tardi che mai.

La promessa, infine, è che POP – ilgiornalepopolare.it non abbasserà la guardia su questi temi. Siamo un giornale pluralista, ma abbiamo una bussola etica puntuale e molto chiara. A modo nostro, per ciò che riusciremo, cercheremo anche noi di essere “il grido altissimo di tutte quelle donne che non hanno voce”.

 

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