La lettera dal carcere di Alemanno: “Esperienza comunitaria, stupido sprecarla”

L’ex sindaco di Roma descrive celle fatiscenti, ognuna con 6 brande a castello, un cesso che sta nella stessa stanza dove si cucina e un lavandino senza acqua calda.

Roma –  Il carcere è “un’intensa esperienza comunitaria, ecco perché è stupido sprecarla”. E’ il ‘titolo’ della lettera dal carcere di Rebibbia firmata dall’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, attualmente recluso nell’istituto. La lettera è stata pubblicata sulla sua pagina Facebook. Descrive “celle fatiscenti, ognuna con 6 brande a castello, un cesso che sta nella stessa stanza dove si cucina e un lavandino senza acqua calda. Ogni pezzo di legno, ogni lattina, ogni elastico, viene utilizzato in modo geniale. Altro che ‘cultura del riuso’ da ambientalisti chic”.

“Io – dice poi – sono al Reparto 2B del Braccio G8, sicuramente il braccio più vivibile di tutte le carceri romane. Ogni attività del carcere è molto frequentata dalle persone detenute. C’è anche chi si lascia andare e diventa un morto vivente”. “La natura comunitaria dell’esperienza carceraria permette di alimentare la speranza di quella ‘rieducazione’ di cui parla l’Art. 27 della Costituzione – conclude – Proprio per questo è un peccato, e anche una vergogna, quando le istituzioni preposte non riescono a valorizzare queste potenzialità. Non parliamo del personale che lavora nelle carceri che sono vittime dei malfunzionamenti e delle carenze di organico quasi quanto le persone detenute. Parliamo di chi fa le leggi e di chi le deve applicare, che può e deve fare di più”. 

Gianni Alemanno

Alemanno era stato arrestato la notte del 31 dicembre scorso; al politico, che deve scontare 1 anno e 10 mesi per traffico di influenze, erano stati revocati i servizi sociali. “90° giorno di carcere – scrive – Tra i compagni di cella si condivide tutto. Ai più anziani (di permanenza in carcere) viene riconosciuta piena autorità sulle regole comuni per pulire gli ambienti, preparare i pranzi, lavare i piatti”. Nel corso dell’udienza del 24 gennaio scorso l’ex primo cittadino aveva ammesso di “avere sbagliato e di averlo fatto perché innamorato della politica”. I giudici hanno parlato di “sostanziale fallimento del beneficio” dei servizi sociali all’ex sindaco “che deve revocarsi con effetto ex tunc, dovendosi ritenere inficiata l’intera prova alla luce di tutti gli elementi acquisiti, indice di un totale ed assoluto allontanamento dalle finalità proprie dell’istituto”. 

Per il tribunale, “non vi è alcuno spazio valutativo favorevole per ammettere Alemanno alla misura meno afflittiva della detenzione domiciliare, invocata dalla difesa, non essendo formulabile un giudizio né di meritevolezza, né di affidabilità, né di cessata probabilità di commissione dei reati”. Gli impegni e la passione politica, a parere dei giudici, “non possono in alcun modo giustificare una attività illecita così strutturata, capillare, ostinata”.

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