Migranti: certificati sospetti per evitare i rimpatri, l’inchiesta cresce

Otto medici erano già indagati. Ora gli investigatori cercano di capire se il sistema fosse più esteso del previsto.

Ravenna – L’indagine potrebbe essere soltanto la punta dell’iceberg. Quello che inizialmente sembrava un caso circoscritto a pochi medici dell’ospedale di Ravenna, sta assumendo contorni ben più ampi e gli investigatori stanno cercando di capire fin dove arrivi la rete di certificazioni finite sotto la lente della magistratura.

Al centro dell’inchiesta ci sono alcuni attestati sanitari rilasciati a cittadini stranieri destinatari di provvedimenti di espulsione. Documenti che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero consentito a diversi migranti di evitare il trasferimento nei centri per il rimpatrio. Otto medici del reparto di Malattie Infettive erano già finiti nel registro degli indagati con accuse pesanti, tra cui falso in atto pubblico e interruzione di pubblico servizio.

Ma adesso il quadro potrebbe complicarsi ulteriormente. Gli inquirenti stanno infatti verificando se dietro quei certificati ci fosse un modello utilizzato in più occasioni e da professionisti diversi. Un referto già predisposto, una sorta di schema pronto all’uso che avrebbe avuto sempre lo stesso risultato: dichiarare incompatibile il trattenimento nei centri e bloccare, di fatto, l’iter del rimpatrio.

E non è tutto. Alcuni degli stranieri che avrebbero beneficiato di queste attestazioni, una volta rimasti sul territorio nazionale, sarebbero stati successivamente denunciati o addirittura arrestati per altri episodi. Un elemento che gli investigatori stanno valutando con particolare attenzione mentre cercano di ricostruire il numero effettivo dei casi coinvolti.

La Procura procede su due binari. Da una parte l’analisi delle responsabilità individuali, dall’altra il tentativo di capire quale impatto concreto abbiano avuto questi certificati sul sistema dei rimpatri e quante persone siano riuscite a evitare il trasferimento grazie a tali documentazioni. Insomma, gli accertamenti sono ancora in corso e il quadro definitivo è tutt’altro che chiuso.

Sul fronte delle possibili conseguenze, l’attenzione resta alta. Se le contestazioni dovessero trovare conferma, la vicenda aprirebbe un dibattito delicato sul confine tra tutela sanitaria e applicazione delle procedure previste dalla legge in materia di immigrazione. Un tema destinato a far discutere ancora a lungo, mentre gli investigatori continuano a mettere insieme i tasselli di una storia che potrebbe riservare ulteriori sviluppi.