Il ragazzo, che fu curato seguendo il metodo Hamer, sarebbe sopravvissuto con chemioterapia e chirurgia, secondo quanto stabilito dai periti.
Vicenza – Il calvario di Francesco Gianello, all’epoca alunno delle scuole medie nel Vicentino, è cominciato nel dicembre 2022 con un dolore improvviso a una gamba. La prima visita specialistica, all’ospedale San Bortolo di Vicenza, ha portato alla diagnosi di osteosarcoma, un tumore al femore. Un secondo consulto all’Istituto Rizzoli di Bologna ha confermato la natura particolarmente aggressiva della malattia.
È a quel punto che i genitori, Martina e Luigi, hanno rifiutato per il figlio la radioterapia e le terapie oncologiche standard, firmando le dimissioni dalla struttura e negando anche i farmaci prescritti dal pediatra, sostituiti con impacchi di argilla e rimedi antinfiammatori naturali. Il ragazzo è morto nel gennaio 2024, dopo due anni di malattia curata secondo i principi del cosiddetto “metodo Hamer”.
Per quella morte i genitori sono oggi imputati per omicidio volontario con dolo eventuale davanti alla Corte d’Assise di Vicenza. Nella relazione depositata dai periti incaricati dal tribunale, Antonello Cirnelli e Franca Fagioli, si afferma che Francesco avrebbe potuto salvarsi se fosse stato sottoposto ai protocolli chemioterapici e chirurgici previsti dalla medicina ufficiale, smontando così la linea difensiva che negava un nesso causale tra le scelte terapeutiche dei genitori e il decesso.
La perizia introduce inoltre un elemento nuovo nell’inchiesta: l’ipotesi che i seguaci del metodo Hamer coinvolti nella vicenda possano aver somministrato al ragazzo sostanze neurotossiche, tra cui l’Artemisia. La prossima udienza del processo è fissata per il 16 settembre.