ITALIEXIT: SEGUIAMO LA GRAN BRETAGNA. L’EUROPA PIU’ PERICOLOSA DEL COVID 19

La Germania ha imposto un limite massimo per l’esportazione di mascherine e camici in Italia. Al contrario, dalla Cina, è arrivata un’equipe di specialisti che aiuterà i nostri medici nella battaglia contro il virus oltre a tonnellate di macchinari e attrezzature mediche. Chi sono gli amici?

Non c’è da stupirsi, in fondo lo sapevamo già. L’Unione Europea ancora una volta si è schierata in favore degli interessi di mercato, relegando ad un piano inferiore le necessità e la sofferenza della popolazione continentale. Deve essere bene chiaro, il COVID 19 non è un problema esclusivamente italiano, ma di tutti i popoli che compongono l’Unione. Voltare le spalle all’Italia in questo momento significa voltare le spalle a tutti i cittadini europei.

Forse ci sbagliamo, forse no. Chi lo sa. Sicuramente, però, dalla Bce nel bel mezzo di una crisi sanitaria senza precedenti ci si aspetterebbe molto, molto di più. Maggiore liquidità alle banche, tassi fermi e 120 miliardi di nuovi acquisti di titoli pubblici e privati su base annua. Il mandato di Christine Lagarde inizia con la prudenza. Probabilmente troppa. Nonostante i tentativi di rimediare alla gaffe mediatica, l’affermazione dell’ex numero uno del Fondo monetario:“…Non è compito della Bce ridurre gli spread…”, ha creato molta confusione e non pochi imbarazzi nei politici europeisti italiani. Insomma, con gentilezza, Lagarde ha fatto capire che tutto ciò che era possibile fare è stato fatto. Adesso la presidente della Bce ha fatto intendere che la responsabilità passa ai ministri dei singoli Stati, perché la politica monetaria “…occorre che vada a braccetto con quella fiscale dei partner…”.

Neanche a dirlo, subito dopo queste dichiarazioni, le Borse sono andate a picco. Piazza Affari ha segnato il giorno peggiore della propria storia, lo spread tra Btp e Bund tedeschi ha toccato i 260 punti. A poco sono valse le pompose proteste di Mattarella o le chiamate del ministro Gualtieri. Persino il successivo passo indietro fatto proprio dalla Lagarde sembra esser stato progettato con malizia, usando un eufemismo. Come avevamo precedentemente annunciato, siamo alle fasi conclusive per l’approvazione del MES. E sappiamo quanto sia importante il sostegno italiano per questa misura. Ma quale sarà il prezzo da pagare? A chi sborseremo i quattrini?

La Bce non può cambiare. È stata concepita come un istituto freddo, che antepone le esigenze finanziarie a quelle umanitarie. Abbiamo visto negli anni passati quale sia stato l’atteggiamento verso il popolo ellenico. Le misure di austerità e i diktat imposti dall’UE hanno portato a una progressiva svendita della maggior parte dei servizi primari ai privati, che hanno provocato violenti scontri di piazza e diffusi malcontenti. Poche settimane fa proprio i medici ellenici avevano organizzato varie manifestazioni per protestare contro lo svisceramento che Atene stava facendo della sanità pubblica. Non è un segreto, infatti, che proprio la Cina abbia individuato nella Grecia uno degli anelli più deboli dell’Europa iniziando ad investire milioni di dollari proprio tra Atene e dintorni (il 67% del porto del Pireo appartiene a una società statale cinese).

In maniera più blanda, abbiamo provato anche noi che cosa vuol dire fare parte di un’Europa a due velocità. Con i paesi meridionali costretti a un ruolo subalterno perché privi di economie importanti come quelle di Berlino e Parigi. Le delocalizzazioni forzate hanno portato alla perdita del 25% dell’apparato industriale italiano. I sacrifici imposti da Bruxelles sono stati i veri responsabili dei tagli a sanità, ricerca e istruzione. Costretti come siamo stati a pagare un debito pubblico originatosi da alcuni investimenti bancari avventati e che ora grava sulla popolazione comune. Non è assolutamente per piaggeria ma se l’Unione Europea non ci avesse imposto misure come il Fiscal Compact avremmo avuto molti più mezzi per affrontare questa situazione d’emergenza.

Insomma ormai è fatta. Quello che conta è rimanere fedeli alle previsioni e riuscire ad azzerare la regressione prodotta dal Coronavirus entro il 2020. Ma quali saranno i prossimi sacrifici? Che cosa saremo costretti a fare perché – lo vuole l’Europa? – .

Probabilmente la Commissione e il Parlamento Europeo dovrebbero preoccuparsi, in primo luogo, di far adottare contromisure congrue a tutti gli stati membri per la battaglia al COVID 19. Non è bastato il focolaio italiano per allertare Germania, Francia e Bruxelles. Le prime misure restrittive sono state prese qualche nei giorni scorsi, probabilmente troppo tardi. Che senso ha, allora, che l’Italia metta in campo energie e denaro per impedire la diffusione del contagio se, in un mondo così fluido e senza barriere, i Paesi vicini non applicano le stesse misure?

Nel frattempo la tanto acclamata solidarietà europea appare più rara del vaccino stesso. Proprio la Germania, infatti, sembrerebbe che abbia imposto un limite massimo per l’esportazione di mascherine e di camici in Italia. Al contrario, dalla Cina, è arrivata un’equipe di specialisti che aiuterà i nostri medici nella battaglia contro il virus, oltre a tonnellate di macchinari e attrezzature mediche.

Se a tempo debito impareremo qualcosa da questa tragica esperienza ben vedremo chi saranno stati gli amici. Forse non quelli con cui d’estate giochiamo agli Europei di calcio. Mi sa proprio di no. Gli amici, quelli veri, si vedono nel momento del bisogno.

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