E’ come se il Decreto bollette abbia inteso rafforzare chi già deteneva un vero e proprio beneficio ad settorem. Chi è il regista?
Ad ognuno di noi sarà capitato, a qualsiasi ora del giorno, di ricevere telefonate continue, al punto da diventare moleste, da parte di chi vuole vendere servizi energetici (luce e gas) o di compagnie telefoniche con proposte commerciali allettanti. Ora il governo per porre fine a questa sorta di “stalking telefonico” ha deciso di porre uno stop al cosiddetto “telemarketing selvaggio”.
Il testo è stato inserito nel cosiddetto “Decreto Bollette” e le misure sono entrate in vigore il 19 giugno. La “ratio” della legge prevede: divieto di concludere contratti di fornitura di energia elettrica e gas tramite call center, salvo in casi eccezionali; le chiamate sono permesse solo verso consumatori che hanno dato un consenso esplicito o che hanno fatto specifica richiesta di contatto tramite i canali ufficiali della società energetica.
Ma c’è di più: tutti i contratti di luce e gas conclusi per telefono in violazione delle nuove regole sono dichiarati nulli; i call center dovranno essere identificabili con l’utilizzo di un numero telefonico univoco, per evitare le chiamate anonime o con numeri contraffatti.
Tutto risolto quindi, per la gioia dei consumatori italiani? Non proprio perché le maglie della legge sono diventate così larghe da formare un vero e proprio buco. Chissà se casuale o volontario? A saperlo… Di fatto la normativa ha creato un notevole squilibrio economico alterando le regole della concorrenza a vantaggio di un settore a discapito di altri. Infatti le multiutility energetiche si trovano avvantaggiate, mentre le aziende di telecomunicazioni punite.
Col mercato libero tutti possono vendere tutto, da internet alla luce e al gas. In pratiche le aziende dell’energia e telefonia vendono gli stessi prodotti. Così come sanno bene i consumatori italiani, chi vende servizi telefonici ha aggiunto luce e gas, proprio grazie alla liberalizzazione del mercato. Il percorso inverso è stato compito dai gruppi dell’energia che si sono cimentati con la telefonia e la fibra.

Tuttavia il Decreto bollette si riferisce alle offerte energetiche, le cui aziende potranno continuare a tempestare di telefonate i consumatori anche per telefonia e fibra, mentre le compagnie telefoniche no. Si sa che il consumatore medio una volta stipulato un contratto con uno stesso fornitore è molto improbabile che ne possa scegliere un altro.
Un contratto può essere anche cambiato ma tre incomincia a diventare una procedura fastidiosa, con tutte le scartoffie da firmare quando si devono compiere tali passaggi. Ed è qui che si svela l’arcano. Nella telefonia un utente che cambia operatore non può essere sollecitato a ripensarci dalla stessa compagnia. Se si vuole un nuovo operatore di gas e/o luce ecco che il vecchio gestore mette in campo tutte le truppe corazzate del suo reggimento di operatori di telemarketing, che iniziano un bombardamento continuo, fino a quando, il cliente non viene preso per sfinimento…
E’ come se il Decreto bollette abbia voluto rafforzare chi già deteneva quel che è un vero e proprio beneficio ad settorem. Di chi sarà stata la solerte manina che ha indirizzato il decreto verso questi fini? Complicato individuarla, di sicuro è palese chi se ne avvantaggia. Le telecomunicazioni sono un comparto che ha investito molte risorse finanziarie nelle infrastrutture digitali e chiede parità di trattamento, perché è come se una squadra di calcio iniziasse la gara con un gol di svantaggio.
Se il “buco” legislativo sia stato voluto o sia il frutto di superficialità non si sa. Nel 1° caso si tratterebbe di favoritismo, nel 2° di incompetenza. Entrambi sono fonte di danni.