IL FAMOSO CROLLO DI WALL STREET SAREBBE UNA FESSERIA A CONFRONTO

Il Covid 19 sta creando problemi seri che potrebbero portare ad una rivoluzione al ribasso della finanza mondiale. Il petrolio toccherà punte ancora più basse tali da vendere un barile per un pugno di dollari

Il Nuovo Coronavirus non si ferma. Non solo l’Italia, ormai tutto il mondo sembra sprofondare davanti a questa piaga. Dalla Cina al Sud America il virus non conosce ostacoli e continua a mietere vittime. Quando tutto sarà finito, speriamo il prima possibile, le ferite che la nostra società si trascinerà dietro saranno, senza dubbio, assai profonde.

La malattia, infatti, sta colpendo pesantemente anche l’economia, sia la micro che la macro. Nella giornata di ieri, a Milano, Piazza Affari ha registrato un nuovo minimo chiudendo la giornata con l’indice Ftse Mib in calo di oltre l’11%. Non è un bel momento per l’economica italiana che vede nei titoli di Saipem, Eni e Tenaris un crollo di circa 20%. Secondo quanto rilevato dalla rivista Moody’s la crisi indotta dal Coronavirus potrebbe portare l’Italia ad una recessione del Pil dello 0.7%. 50 mila sono invece le cancellazioni effettuate nel mondo della recettività turistica mentre le nuove prenotazioni sono diminuite del 200%.

Il momento negativo non risparmia nessuno: le Borse di Londra, Francoforte e Parigi chiudono perdendo oltre il 7% e anche oltre oceano si sono verificate flessioni importanti. Le ragioni sono molteplici, oltre a una maggiore sfiducia nei mercati prodotta dalla diffusione del virus, anche il versante petrolifero ha fatto registrare degli scompensi importanti. In seguito al mancato accordo tra l’Opec Plus e l’Arabia Saudita sul taglio produttivo e il lancio della guerra dei prezzi da parte di quest’ultima, Il petrolio Brent è caduto sui 33 dollari al barile, nuovo calo storico. Cifre importanti che fanno precipitare la Borsa di Tokyo facendone crollare quasi tutti i titoli. Se l’intento di provocare una guerra sul prezzo del petrolio verrà perseguita dall’Arabia Saudita, i prezzi dell’oro nero al barile potrebbe tornare ai livelli del 2014 e 2016.

La Russia, da parte sua, guarda con molta attenzione agli sconvolgimenti del mercato petrolifero. Secondo Jan Hatzius, capo economista della banca d’affari Goldman Sachs, autore del rapporto Back to the new oli order, infatti, la fine dell’Opec potrebbe riportare il mercato del petrolio ad operare in modo maggiormente razionale, attuando una specie di selezione naturale: aumenterebbero i produttori a basso costo e perirebbero gli altri. Questo, secondo la grande banca a stelle e strisce, provocherebbe un successivo aumento dei prezzi davanti ad un incremento produttivo della Russia. Insomma, non bastava il Coronavirus. All’orizzonte si delinea uno scontro sui prezzi del petrolio tra Russia ed Arabia Saudita i cui affetti sulla geopolitica internazionale potrebbero essere devastanti.

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