Nel “Paese del Sol Levante” viene dato grande rilievo ai bagni pubblici perché l’igiene è un elemento intrinseco nella cultura nazionale.
Nemmeno in bagno si possiede un proprio momento! Nel mare procelloso del web, a volte, restano a galla notizie che fanno trasecolare. Una di queste, inattesa e fuori dall’ordinario, è una sorta di attraversamento che fa andare oltre l’umano stupore e si riferisce alla costruzione di bagni pubblici completamenti trasparenti a Tokio, capitale del Giappone.
Un fatto del genere non può che far ricordare, soprattutto a coloro che gli anta li hanno superati da un bel po’, la famosa canzone “L’Avvelenata” del cantautore Francesco Guccini, pubblicata nell’album “Via Paolo Fabbri 43” del 1976. Una strofa del testo così declamava “Ovvio, il medico dice sei depresso. Nemmeno dentro al cesso possiedo un mio momento”. Infatti come si fa ad avere un momento proprio, intimo in bagni trasparenti?
Saranno stati costruiti da un lato per gli esibizionisti e dall’altro per i voyeur con gusto del fetido! Sono le prime impressioni partorite da una mente normale. Ed invece alla base c’è un’ispirazione partorita da menti sopraffini. Il prestigioso studio di architettura di Shigeru Ban, l’ideatore del progetto, ha diffuso un comunicato in cui si evidenzia che quando ci si reca in un bagno pubblico sono due gli aspetti che interessano l’utente: la pulizia e se c’è già qualcuno all’interno. Soddisfatti questi due criteri ecco il “coniglio dal cilindro”: opacizzare lo spazio interno in modo da non poter essere visti dall’esterno.
Essendo di colore blu o arancio, durante la notte si illuminano per essere facilmente visibili da chi ne ha bisogno. Grazie a pannelli di vetro colorato, è possibile notare la presenza di qualcuno e di dare un’occhiata all’igiene dall’esterno. Una volta entrati e chiusa la porta dall’interno, viene usata una tecnologia molto avanzata con cui si opacizza la vetrata esterna. La costruzione di questi bagni pubblici fa parte di un progetto a cura della “Nippon Foundation”, una fondazione filantropica privata giapponese, leader nei finanziamenti per l’innovazione sociale.
La scelta è caduta sui bagni pubblici in quanto simbolo della celebrata ospitalità giapponese. Le toilette possono assumere svariate forme, a palla di neve, funghi e foreste di bambù con lo scopo di trasformarsi in un vero e proprio spazio vitale nel panorama urbano. Nel “Paese del Sol Levante” viene dato grande rilievo ai bagni pubblici perché l’igiene è un elemento intrinseco nella cultura nazionale.

Sembra che questa tendenza derivi dallo “Shintoismo” o “Via degli Dèi“, la religione indigena del Giappone, un insieme di credenze e pratiche incentrate sul culto degli spiriti divini che risiedono in ogni cosa, dalla natura (montagne, alberi, fiumi) agli antenati, senza dogmi rigidi né un fondatore, enfatizzando l’armonia con la natura, la purezza, la sincerità e la venerazione degli spiriti ancestrali.
Tra i riti di purificazione diffusi in tutto il Paese ci sono i tradizionali bagni caldi, perché le divinità sono presenti dovunque. Negli anni ’80 sono diventate internazionali le iconiche toilette giapponesi. Si tratta di sanitari high-tech che integrano funzioni di WC e bidet, caratterizzati da tavoletta riscaldata, getti d’acqua calda per l’igiene personale (con opzioni per uomo e donna), asciugatura ad aria calda.
In più vi sono funzioni aggiuntive come deodoranti, diffusori sonori per mascherare rumori (il “rumore del ruscello“) e chiusura automatica del coperchio, offrendo un livello di igiene superiore e comfort avanzato.
Alla fine della giostra ci si è resi conto che non era affatto un’idea peregrina costruire bagni pubblici trasparenti, perché frutto di un rilevante background culturale e spirituale.