Se i bambini crescono in un contesto in cui la minaccia è lo strumento per raggiungere determinati obiettivi si sentono esortati a comportarsi allo stesso modo.
La famiglia è il nucleo centrale in cui si forma il carattere dei bambini. I genitori, nel bene e nel male, rappresentano veri e propri punti di riferimento. Spesso si imitano gli atteggiamenti dei grandi. D’altronde non poteva essere altrimenti, visto che i primi esseri umani con cui si ha a che fare, una volta venuti alla luce, sono mamma e papà.
Se i genitori sono adusi a trattarsi con disprezzo, a volte con violenza fisica e verbale è come allenare il proprio bambino a diventare bullo domani, perché convinto che sia la consuetudine dei rapporti sociali. Sull’aspetto psicologico del fenomeno è apparso un articolo di Psicologia dell’infanzia su “The Conversation”, una testata giornalistica internazionale non-profit e una piattaforma di divulgazione scientifica in cui accademici e ricercatori scrivono articoli di attualità.
Possono farlo solo ricercatori, professori universitari ed esperti di specifici settori. Il network è finanziato da università, enti di ricerca e istituzioni culturali. Al di là del contesto culturale da cui provengono i bambini si prefiggono due scopi: avere le cose che desiderano e sfuggire a quelle che rifiutano. Tutto sommato è lo stesso paradigma culturale dei grandi, che per soddisfare i propri desiderata utilizzano diverse strategie: una positiva, costituita da sproni, esortazioni ed elogi.
Un’altra negativa, perché utilizza intimidazioni, ricatti, manipolazioni e aggressività fisica. Se i bambini crescono in un contesto in cui la minaccia è uno strumento consuetudinario per raggiungere determinati obiettivi si sentono esortati a comportarsi allo stesso modo, perché così gli altri sottostanno alla volontà altrui.
Gli esperti consigliano che sarebbe cosa buona e giusta non sottoporre il proprio partner a giudizi di biasimo davanti ai figli, così come è controproducente rifugiarsi nel mutismo assoluto. Poiché i bambini, come i cuccioli degli animali, sono portati ad imitare le gesta dei loro genitori, se ascoltano spesso le rimostranze che un genitore fa all’altro si sentono autorizzati a comportarsi allo stesso modo.

Lo scopo è il controllo, il dominio sugli altri, ad esempio scartando un altro bambino dal gruppo perché ritenuto non adatto ad un determinato gioco. Uno dei più deleteri atteggiamenti è la congiura del silenzio, nel senso che dopo un litigio non ci si parla per giorni. A lungo andare si innesca un meccanismo di incapacità nell’avere un dialogo con i ragazzi, ma può costituire il terreno fertile sui cui si alimenta quel fenomeno tipico dei social, ossia scomparire senza farsi più sentire dagli amici o dal compagno/a.
La ciliegina sulla torta, vecchia quando il mondo, è che i genitori possano dare il buon esempio. Ossia possono incanalare le normali conflittualità che insorgono in una coppia in una interazione corretta e civile. Basare il rapporto col partner sul rispetto reciproco, cortesia, educazione, garbo è la conditio sine qua non per evitare di crescere dei bulli ma anche per evitare di essere loro prede.
Inoltre davanti ai figli elogiare le qualità del partner e mai denigrarle, perché in questa maniera ci si abitua alla gentilezza che si cerca di emulare. E’ un modo di ottenere buoni risultati dagli altri con dolcezza, trattando gli interlocutori con riguardo, considerazione e amabilità. Queste qualità fortificano il carattere anche perché si è in grado, poi, di sopportare le angherie di eventuali bulli.
Come chiosa finale è utile ricordare che, tutto sommato, bastava ricorrere alle buone ricette della nonna, non solo culinarie, ma anche quelle di buona creanza, senza scomodare la psicologia dell’infanzia.