Un’indagine demoscopica ha fotografato un Paese diviso sul giudizio verso l’esecutivo, ma compatto nel difendere la premier dalle accuse del tycoon.
Se sul giudizio verso l’operato dell’esecutivo gli italiani restano spaccati, sulla tenuta diplomatica mostrata dalla premier nei confronti di Washington il responso è quasi unanime: per sei intervistati su dieci, Giorgia Meloni ha gestito bene il braccio di ferro con Donald Trump scoppiato all’indomani del G7 di Evian.
L’episodio che ha scatenato la polemica risale ai giorni immediatamente successivi al vertice francese, quando il presidente americano, in una telefonata, aveva lasciato intendere che la premier gli avesse chiesto con insistenza una foto insieme, arrivando a provare quasi compassione per lei. Meloni non aveva lasciato cadere l’affondo: attraverso un video pubblicato sui propri canali social, aveva ribaltato la narrazione rivendicando con fermezza la dignità propria e del Paese che rappresenta.
Su questo episodio specifico il responso degli italiani è netto: il 61% dà ragione alla premier, solo il 9% sta dalla parte di Trump, mentre il 30% preferisce non schierarsi. Il sostegno a Meloni non è patrimonio esclusivo del centrodestra, dove pure tocca l’85%: lo condivide anche più della metà di chi si colloca a centrosinistra (57%) e, sorprendentemente, quasi tre quarti dell’elettorato di Futuro Nazionale, il movimento di Roberto Vannacci (72%). Il Movimento 5 Stelle resta l’unico bacino dove il consenso scivola sotto quota 50 (48%), ed è anche il gruppo dove Trump trova più sponde: i pentastellati che lo difendono sono quasi uno su quattro (24%), una proporzione che cala vistosamente tra gli elettori di centrosinistra e diventa quasi irrilevante in quelli di centrodestra.
Diverso e più sfumato il discorso quando si chiede agli italiani un giudizio complessivo sull’operato del governo: qui la fiducia si ferma al 42%, contro una maggioranza relativa che esprime parere negativo (53%, il restante 5% non si pronuncia). Tra i numeri raccolti spicca un dettaglio: la quota di chi dichiara di fidarsi “molto” della premier (17%) resta nettamente inferiore a chi non si fida affatto (29%), segno di una polarizzazione più che di un giudizio tiepido diffuso. Anche su questo fronte l’appartenenza politica fa la differenza, e in misura ancora più marcata rispetto al tema Trump: si passa dall’81% di consensi nel centrodestra a un misero 8% tra chi vota Movimento 5 Stelle, con il centrosinistra a metà strada (14%).
Scomponendo ulteriormente il dato della maggioranza, emergono distanze interne non banali. Sono gli elettori meloniani i più fedeli alla propria leader, con un consenso che sfiora la quasi unanimità (90%); più staccati, ma comunque ampiamente favorevoli, quelli di Forza Italia (79%); più tiepidi i leghisti, fermi poco sopra i due terzi (62%). Il caso più singolare riguarda Futuro Nazionale: nonostante i suoi rappresentanti in Parlamento abbiano spesso negato la fiducia al governo, la sua base resta in larga parte schierata con Meloni (65%).
Chiude il quadro la fiducia diretta degli italiani verso il presidente americano, che resta marginale: appena un intervistato su dieci dichiara di fidarsi di lui, mentre l’80% si colloca su posizioni di scarsa o nulla fiducia. È il Movimento 5 Stelle, paradossalmente all’opposizione, il partito con la base più aperta verso Trump (30%), seguito a distanza dal centrosinistra (15%) e dai vannacciani (13%). Tra le forze di governo, è invece l’elettorato di Forza Italia a mostrarsi più indulgente verso l’inquilino della Casa Bianca (21%), davanti a Lega e Fratelli d’Italia.