A.A.A. Cercasi pediatri

La situazione è da allarme rosso e migliaia di giovanissimi rischiano di non essere curati. Le soluzioni prospettate dal Governo servono a poco.

Il numero dei pediatri in Italia è in forte calo, ce ne sono sempre di meno. D’altronde la carenza di personale nella sanità è un fatto conclamato. Sembra quasi esserci un rapporto direttamente proporzionale con la denatalità. Se nascono meno bambini sembrerebbe logico una diminuzione del numero dei pediatri. Ed invece è un dato comunque allarmante.

Mancherebbero all’appello circa 500 pediatri di libera scelta, detti anche pediatri di famiglia liberamente scelti dai genitori. E’ il medico incaricato della tutela della salute dei bambini e degli adolescenti da 0 a 14 anni. In casi di patologie croniche o disabilità documentate il pediatra può continuare a seguire il ragazzo fino ai 16 anni.

Ogni medico per bambini può avere fino a 800 assistiti, con possibili deroghe a 880 in particolari situazioni territoriali o familiari. La mancanza è particolarmente vistosa in Lombardia, Piemonte e Veneto, con una percentuale dell’80%. Inoltre, entro il 2029, dovrebbero essere sostituiti 1547 pediatri per pensionamento e non si sa se ci sia o meno il numero sufficiente per farlo.

Questi dati sono stati diffusi dalla Fondazione Gimbe, organizzazione indipendente senza scopo di lucro che promuove la diffusione e l’applicazione delle migliori evidenze scientifiche per migliorare la salute e la sostenibilità del servizio sanitario pubblico in Italia. La proposta del ministro della Salute Schillaci di allungare l’assistenza fino a 18 anni, provocherebbe un ulteriore assunzione di 3500 pediatri per assicurare i livelli essenziali di assistenza.

Sempre meno pediatri all’appello. Foto BiancoBlue

E’ realizzabile un’idea del genere con le criticità attuali del servizio sanitario? Visto il contesto è un’ipotesi irrealizzabile. Il problema, come evidenziato da Gimbe, è che in alcune zone del Paese si manifesta una lentezza esagerata dell’apparato burocratico delle Aziende Sanitarie Locali (ASL), per cui ci sono medici con un numero eccessivo di assistiti e famiglie a cui è negata la possibilità di scegliersi il pediatra. E’ intuibile che, in una situazione del genere, si possa pregiudicare la continuità assistenziale, con gravi danni sui bambini più piccoli e fragili.

In base alla normativa vigente fino ai 6 anni di età, la legge impone l’assistenza di un pediatra. Tra i 6 e i 13 anni si può scegliere tra il pediatra e il medico di base. Al 14mo anno termina l’obbligo di assistenza pediatrica, tranne casi di particolari patologie. Con l’Accordo collettivo nazionale (Acn) del marzo di quest’anno il limite è stato portato a 1000 assistiti, con, addirittura, delle deroghe per mancanza di medici e di problemi organizzativi.

Tuttavia poiché mancano anche circa 5700 medici di famiglia chi ha superato il 14mo anno di età rischia di trovarsi senza assistenza sanitaria. Mancando i medici di base si è deciso di modificare l’età massima, si appesantisce il lavoro dei pediatri con grave danno per la qualità dell’assistenza. Col prossimo pensionamento di tanti medici, con molta probabilità, si aumenterà l’età dell’uscita dal lavoro di quelli in servizio, che saranno “spremuti come un limone” fino all’ultima goccia delle loro energie.

Le soluzioni sono difficili da trovare. Quelle messe in atto dall’attuale classe dirigente peggiorano la situazione, mentre la salute dovrebbe essere uno dei capisaldi di uno Stato moderno investendo ingenti risorse finanziare. Invece si pensa alle armi e ai droni.