Quando la canicola diventa complice

In ballo ci sono argomenti importanti ma per distrarre gli italiani bastano Ranucci e Garlasco. Mentre la campagna elettorale inizia a muovere i primi passi.

Il caldo di quest’anno peggiora l’esistenza in maniera pesante. Di certo non aiuta a pensare, men che meno a riflettere. Che sia un periodaccio, afa a parte, non ci sono dubbi. Un Paese che annaspa per non soccombere, cittadini disamorati delle istituzioni, i grandi centri urbani che già alle 20 di sera sembrano sotto il coprifuoco, rendono bene l’idea di una nazione allo sbando.

Nonostante le rassicurazioni di un governo che barcolla senza ammettere che, in larga parte, ha fallito gli obiettivi che si era ripromessi. E non è certo tutta colpa di Meloni, beninteso. La situazione era già tragica prima di lei e prima ancora di Draghi e Conte. Le guerre e la catastrofe economica, conseguentemente, hanno polverizzato le speranze di risollevare il Paese secondo quel programma di centrodestra che non ha funzionato manifestando cosi i propri limiti.

Poi l’allenza con Trump, l’ostracismo con Mosca e il sostegno totale all’Ucraina, oltre alle politiche fallimentari sull’immigrazione, hanno provocato una voragine in cui rischiamo di cadere tutti, inesorabilmente. L’italiano medio non crede più a nulla. E la tegola, pesantissima, che si è abbattuta sulla credibilità professionale e personale del conduttore di Report, tanto per rimanere ostinatamente sul tema più torrido dell’anno, ha contribuito a rendere ancora più torbida una vicenda che, a breve, diventerà ancora più disgustosa.

Al centro Sigfrido Ranucci durante un premio antimafia organizzato da Pop

Ritengo che quello di Ranucci & Company non sia stato un esempio di puro giornalismo d’inchiesta. Per lo meno nella maggioranza dei casi affrontati. Le scuse al ministro Nordio ne sono un esempio lampante. Un esempio, pessimo, che ha causato l’allontanamento di migliaia di telespettatori da una trasmissione in cui credevano e che a tutti era apparsa come l’ultima spiaggia di un giornalismo non asservito al potere.

Cosi non è stato e i fatti lo dimostrano, fermo rimanendo che la sarà la magistratura inquirente a trovare la quadra su una storiaccia ancora alle prime battute.

Chi si dichiara candido deve rimanerlo, suo malgrado. Chi si mostra come paladino dell’informazione scomoda non si accompagna a soggetti dalla fedina penale non certo adamatina. Men che meno si fa ritrarre in trattorie e locali pubblici in compagnia di allegre brigate con amicizie assai chiacchierate. Quella tipologia di stampa obbliga chi la esercita a determinate regole e, soprattutto, rinunce. Comportamenti certamente gravosi che si debbono accettare come una sorta di cilicio se si vuole rimanere credibili e in pace con la propria coscienza.

Cosi non è stato per Ranucci e parte dei suoi destinati ancora per qualche tempo ad occupare le prime pagine dei giornali e dei talk-show cosi come è stato ed è per l’omicidio di Garlasco ed altri fatti di cronaca su cui aleggia l’ombra della malagiustizia, della massoneria e dei poteri deviati.

Gli inquirenti, in entrambi i casi giudiziari, sanno già molto di più di quello che viene riferito nei salotti tv e sulle colonne dei quotidiani. E sicuramente si tratta di notizie non buone che verranno fuori al momento opportuno e sui ci sarà da riflettere. Oltre che prendere posizione.

Qualcuno ha definito la vicenda di Ranucci un film di Totò. Di contro non ci trovo nulla da ridere, nulla che mi possa ricordare il grande attore partenopeo. Anzi. Ci sarebbe da piangere, piuttosto, attesa l’estrema serietà di una situazione che rischia di minare, per sempre, l’affidabilità, quando non l’etica e la morale, dell’informazione italiana.

Chiara Poggi uccisa in casa a Garlasco

Il resto è avanspettacolo a cui vogliamo sottrarci. Certo è in questa estate appiccicosa che sembra non finire mai Ranucci e Garlasco hanno tenuto banco. Non c’è che dire. Forse, com’è tradizione nel Bel Paese, per nascondere all’opinione pubblica argomenti più scottanti come l’ultima Finanziaria del governo Meloni, l’aumento di 15 euro netti al mese agli insegnanti, la corsa agli armamenti per l’Ucraina (per altro contraendo debiti con l’UE che non saremo mai nelle condizioni di onorare) e una sequela di altri provvedimenti che, al momento, è meglio tenere in ombra. Come spesso si fa quando ci si avvicina alle elezioni.

Comunque, al momento, tutti dormono. Il solleone regna sovrano mentre oltre sei milioni di cittadini hanno a che fare con liste di attesa, malasanità, sopravvivenza e vacanze in casa davanti al ventilatore. A Settembre ci attende l’inizio della campagna elettorale e una bella sfilza di leggi da approvare entro fine anno. La politica non segue di certo il cambiamento climatico. Rimane infatti maledettamente la stessa di sempre.