Fabiana Piccioni

Giallo di Fabiana Piccioni: indagato 50enne albanese per soppressione di cadavere

Svolta nelle indagini sulla morte della 46enne trovata semicarbonizzata a Giulianova: spunta l’ipotesi di overdose e occultamento.

Giulianova – Un 50enne albanese, titolare di un’impresa di pulizie e amico della vittima, è stato iscritto nel registro degli indagati per la morte di Fabiana Piccioni, la 46enne di Giulianova il cui corpo semicarbonizzato è stato rinvenuto il 9 gennaio scorso in via Casoni, una zona di campagna periferica. L’uomo, che dopo la scomparsa della donna è tornato in Albania, è accusato di spaccio di stupefacenti, morte come conseguenza di altro reato e tentativo di occultamento di cadavere.

Fabiana morta per overdose e poi bruciata

Fabiana Piccioni, conosciuta in città per il suo impegno nel volontariato e la sua rete di relazioni, era scomparsa dalla sua abitazione il 2 gennaio 2025. Sette giorni dopo, il 9 gennaio, alcuni cacciatori hanno trovato il suo corpo in un’area isolata di via Casoni, semicarbonizzato e privo di vestiti. Con lei non c’erano né il cellulare, né la borsa, né la bicicletta con cui era solita spostarsi, oggetti tuttora irreperibili. L’autopsia, condotta dal medico legale Antonio Tombolini il 10 gennaio presso l’ospedale di Teramo, ha escluso segni di violenza, indicando come causa della morte un arresto cardiocircolatorio dovuto a un mix letale di cocaina e oppiacei. Il fuoco, appiccato post mortem, sarebbe stato un tentativo di occultare il cadavere.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Teramo e condotte dai carabinieri delle compagnie di Teramo e Giulianova, si sono concentrate sulle ultime ore di vita della donna. Testimoni, amici e tabulati telefonici hanno permesso di ricostruire un quadro che ha portato all’identificazione del 50enne albanese come figura chiave.

L’indagato: un amico sotto i riflettori

L’uomo, un 50enne di origini albanesi senza precedenti penali, gestiva un’impresa di pulizie con magazzini a Mosciano Sant’Angelo e una casa nel quartiere Annunziata di Giulianova. Secondo quanto emerso, era un conoscente di Fabiana e l’ultima persona con cui la donna avrebbe avuto contatti prima della morte. Dopo il 2 gennaio, l’indagato ha lasciato l’Italia per rientrare in Albania, un elemento che non lo rende al momento irreperibile ma che complica le indagini. “Non è un latitante, sappiamo dove si trova”, ha precisato il colonnello Pasquale Saccone, comandante provinciale dei carabinieri, durante la conferenza stampa.

Le accuse a suo carico sono pesanti: spaccio di stupefacenti, per aver presumibilmente fornito le droghe che hanno ucciso Fabiana; morte come conseguenza di altro reato, legata all’overdose fatale; e tentativo di soppressione di cadavere, per aver cercato di cancellare le tracce bruciando il corpo. Gli inquirenti sospettano che l’uomo, preso dal panico dopo il malore della donna, abbia deciso di disfarsi del cadavere in modo improvvisato, senza però riuscire a distruggerlo completamente.

Perquisizioni e sequestri, la rete si stringe

Nella mattinata di oggi, i carabinieri hanno eseguito una serie di perquisizioni e sequestri nei locali commerciali di Mosciano e nell’abitazione dell’indagato all’Annunziata. L’obiettivo è raccogliere prove materiali – come tracce di droga o oggetti personali di Fabiana – che confermino il suo coinvolgimento. “Abbiamo lavorato su dati scientifici e testimonianze in un contesto di scarsa collaborazione”, ha sottolineato Saccone, descrivendo uno “scenario omertoso” che ha reso l’indagine particolarmente complessa. Tra gli elementi decisivi, il ritrovamento di DNA sul corpo della vittima, analizzato dal RIS di Roma, che ha rafforzato i sospetti sul 50enne.

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