Il dardo ha mancato la spina dorsale per un soffio, fermandosi nel muscolo. I carabinieri sono alla ricerca del responsabile.
Nuoro – Mezzo centimetro. Tanto è bastato a separare un gatto randagio dalla paralisi o dalla morte. La freccia che qualcuno gli ha conficcato nella schiena, con una crudeltà lucida e calcolata, ha mancato la spina dorsale per un soffio, fermandosi nel muscolo. È accaduto a Ilbono, piccolo centro dell’Ogliastra incastonato nell’entroterra sardo, dove un felino è stato colpito con un’arma da lancio e abbandonato al suo destino.
Le immagini del micio con il dardo ancora piantato nel dorso sono diventate immediatamente virali sui social network, scatenando un’ondata di sdegno e una caccia disperata per ritrovarlo. Alcuni attivisti avevano proposto l’impiego di un drone per perlustrare la zona. A recuperare il gatto è stata una volontaria del posto, che lo ha portato d’urgenza da un veterinario: il medico ha estratto la freccia e prestato le prime cure.
“Il gatto, nella sua sfortuna, è stato anche fortunato perché la freccia mezzo centimetro più in basso avrebbe fatto un danno madornale”, ha spiegato la donna che lo ha preso in affido. L’animale, “molto aggressivo ma con tutte le ragioni del mondo per esserlo”, è ora seguito nel decorso post-operatorio in coordinamento con il canile di Lanusei e i servizi della Asl.
I carabinieri di Ilbono stanno indagando per risalire al responsabile. La tipologia del dardo indica l’uso di un’arma specifica, la cui presenza in un piccolo centro difficilmente passa inosservata. “Non so chi ha compiuto un gesto così orribile – ha scritto la volontaria su Facebook – ma è un’arma non frequente. Tra amici o parenti sono certa che qualcuno sa“.
A rilanciare la notizia è stato Enrico Rizzi, noto attivista per i diritti degli animali: “La ferocia umana non ha limiti. Per certi umanoidi l’ergastolo non basterebbe. E con la farlocca legge Brambilla non fanno neanche un giorno di carcere”. Un attacco diretto alla Legge n. 82 del 2025, la riforma che ha inasprito le pene per i reati contro gli animali portando la reclusione per uccisione fino a tre anni e la multa fino a 30.000 euro. Ma che secondo i critici, quando si tratta di mettere qualcuno dietro le sbarre, resta lettera morta.