Forte flessione delle nascite specie al Sud

Solo il Nord Italia registra, secondo l’Istat, un dato positivo in quanto a nuovi cittadini. Per il resto niente neonati. Anche in Europa non se la passano meglio.

Le nascite sono in caduta libera e manca il ricambio generazionale. La denatalità del nostro Paese non è un fenomeno apparso all’improvviso, al contrario sono anni che si è palesato, come è stato dimostrato dall’ISTAT, che com’è noto è il principale ente di ricerca pubblico nazionale che produce statistica ufficiale su economia, società e ambiente.

Tuttavia la politica, che dovrebbe fare tesoro delle indicazioni di un organo istituzionale, in pratica si è distinta per inerzia e incompetenza. Gli ultimi dati dicono che i nati, al primo gennaio 2026, sono stati 355 mila, mentre i deceduti oltre 650 mila. Senza gli immigrati, pari a 440 mila residenti acquisiti, il numero di nascituri sarebbe stato inferiore. L’Italia è uno dei Paesi più “vecchi” e con meno figli. Il Nord ha riscontato un dato positivo, + 2,2 per mille, il Centro crescita zero, mentre il Sud perde punti, -3,1 per mille.

Una sorta di paradosso in quanto il Mezzogiorno, fino all’emigrazione oltreoceano del primo dopoguerra e poi quella del boom economico e oltre, si caratterizzava per un congruo numero di famiglie numerose. Come se una regia occulta avesse deciso di generare tante braccia da utilizzare per l’accumulazione capitalistica a vantaggio del Nord del Paese o dei Paesi esteri. L’invecchiamento della popolazione non ha preferito solo l’Italia, ma si è concesso a tutta l’Europa.

La bilancia pende fortemente dal lato degli over 65, mentre è modesto il peso dalla parte della popolazione giovanile. Un altro aspetto emerso dal report è il trasferimento di residenza. Ossia la procedura amministrativa obbligatoria per comunicare all’anagrafe il cambiamento della propria dimora abituale (nuovo indirizzo o nuovo Comune). La crescita maggiore è dipesa, soprattutto, dagli stranieri pari al 14,8% in più rispetto al 2024, mentre gli italiani si sono fermati a +3%.

In Nord Italia più neonati che nel Meridione

Il copione è sempre lo stesso da decenni: le persone si sono spostate maggiormente al Centro-Nord, +1,2 per mille, al Centro +0,5 per mille, mentre da Sud fuggono non solo gli italiani, ma anche gli immigrati. E’ in calo, anche, il numero di coloro che vengono dall’estero e quello dei cosiddetti italiani di ritorno, ovvero il rimpatrio di cittadini emigrati e il rientro di oriundi (discendenti). Com’è calato il numero degli italiani che decidono di emigrare all’estero. Si tratta di dati che possono variare da un anno all’altro ma restano indicativi per comprendere il fenomeno.

Come ha sottolineato l’Istat alla fine del report: “L’Italia resta una destinazione attraverso la quale gli immigrati danno nuova linfa, utile per ostacolare il ricambio naturale, che è negativissimo, associato alla popolazione che invecchia”. Per tale fenomeno le “teste d’uovo”, che studiano i fenomeni sociali, hanno coniato l’appellativo di “deserto demografico”. In senso letterale un deserto si caratterizza per la sua aridità, con qualche presenza provvidenziale di oasi, che pur non essendo diffuse in modo uniforme o capillare, ma si presentano piuttosto come aree circoscritte, simili a “isole” di vegetazione all’interno di territori aridi.

Sebbene rare la loro presenza risulta fondamentale. E’ un po’ il ruolo che stanno recitando gli immigrati, senza i quali la situazione generale sarebbe peggiore, mentre sono indispensabili. Se ne facciano una ragione i sovranisti nazionali ed europei, che vorrebbero erigere confini invalicabili: se l’Europa non vuole sparire deve accogliere chi viene da fuori, è un problema di vitale sopravvivenza.