Filomena Gnasso fu la prima vittima del mostro di Modena?

Il delitto risale a 43 anni fa. I familiari si affidano all’avvocato Iannuccelli: “Ci sono cose che la scienza dell’epoca non poteva vedere”.

Modena – Era una fredda mattina di novembre, come quelle di questi giorni. Ma era il 1983, e sul ciglio di una stradina della zona industriale c’era il corpo di una donna crivellato di coltellate. Si chiamava Filomena Gnasso, aveva 43 anni ed era arrivata in Emilia da Aversa, nel Casertano. Il suo assassino non è mai stato trovato. Oggi, a distanza di 43 anni, i suoi familiari hanno deciso di non arrendersi: vogliono la verità e sperano che sia la scienza a dargliela.

Il cadavere venne scoperto il 15 novembre 1983 in stradello Soratore, alla periferia nord della città. Una morte atroce: più che per le ferite, la donna morì dissanguata. All’epoca il caso fu liquidato in fretta e ricondotto al racket della prostituzione. Filomena era una donna fragile, con un passato difficile alle spalle. E secondo la ricostruzione della Gazzetta di Modena, proprio la sera prima di essere uccisa era tornata in strada.

Oggi quel delitto dimenticato torna a far paura, perché potrebbe essere il primo capitolo di una delle pagine più nere della cronaca emiliana: quella del cosiddetto “mostro di Modena”. Tra il 1983 e il 1995, in provincia, furono uccise dieci donne, quasi tutte giovanissime, tossicodipendenti e costrette a prostituirsi. Strangolate, accoltellate, colpite con una pietra. Nessun colpevole. La Procura ha deciso di riaprire le indagini su otto di quei femminicidi irrisolti.

Tra il 1983 e il 1995, in provincia, furono uccise dieci donne

A riportare sotto i riflettori anche la morte di Filomena sono un pronipote e lo zio della donna, che si sono rivolti all’avvocato bolognese Barbara Iannuccelli, già incaricata dai familiari di altre sei vittime. “Le modalità di esecuzione sono identiche”, sottolinea la legale.

Il punto di svolta potrebbe nascondersi negli archivi. All’epoca il medico legale aveva trovato sul corpo tracce dell’ultimo uomo con cui la donna aveva avuto un rapporto. “Se quei reperti esistono ancora – spiega Iannuccelli – si potrebbero analizzare per risalire al Dna di questa persona”. Per questo l’avvocato presenterà subito un’istanza alla Medicina Legale per accedere a tutto il materiale conservato.

Un precedente fa sperare: già solo riesaminando le foto a colori di Monica Abate, l’ultima presunta vittima del mostro, è emerso che il suo cadavere era stato spostato. “Ci sono cose che la scienza dell’epoca non poteva vedere”, ribadisce la legale. “Non abbiamo la presunzione di trovare tutti gli assassini, o l’unico assassino, di queste ragazze. Ma la scienza di oggi può evidenziare molti più elementi utili alle indagini”, spiega.

Quarantatré anni dopo, una famiglia chiede soltanto di poter dare finalmente un volto a chi ha spezzato la vita di Filomena.