Rintracciata la famiglia di Daniel, il giovane che viveva nell’aeroporto di Napoli

Dopo mesi trascorsi allo scalo di Capodichino, la mobilitazione di cittadini e istituzioni ha permesso al ragazzo di riabbracciare i genitori.

Napoli – Si è conclusa nel migliore dei modi la vicenda di Daniel, il venticinquenne di origini svedesi che per mesi ha vissuto all’interno dello scalo aeroportuale di Capodichino a Napoli. Grazie a un’intensa mobilitazione corale e al lavoro congiunto delle istituzioni, il ragazzo ha potuto riallacciare i contatti con la propria famiglia, che da tempo ne aveva denunciato la scomparsa.

La presenza del giovane all’interno dell’aeroporto partenopeo era stata notata da circa un mese da diversi esercenti e lavoratori dello scalo. Daniel trascorreva le sue giornate aggirandosi per i terminal, mostrando evidenti difficoltà e uno stato di amnesia: ai commercianti che provavano ad avvicinarlo e ad aiutarlo raccontava di non ricordare dettagli del proprio passato né il proprio nome, mantenendo come unico punto fermo il ricordo della sua terra d’origine, la Svezia.

A svolgere un ruolo determinante per la risoluzione del caso sono stati il tempestivo intervento dell’Ambasciata di Svezia e la collaborazione con il Comune di Napoli, che hanno preso in carico la situazione del giovane per garantirgli assistenza e verificare la sua identità.

Decisiva è stata anche la catena di solidarietà scattata sui social e attraverso la rete cittadina: i numerosi appelli condivisi da privati e media hanno permesso di far circolare la notizia fino a raggiungere i familiari di Daniel. Ora per il venticinquenne si riaprono le porte di casa, dove potrà riabbracciare i suoi cari e iniziare un percorso per ricostruire i tasselli della sua storia personale.