Faccia a faccia tra Schlein e padre Ilaria Salis, per lei ipotesi candidatura alle europee

In caso di elezione al Parlamento Ue per lei scatterebbe l’immunità e tornerebbe libera. Affronterebbe il processo da donna libera.

Roma – Lo aveva anticipato già l’ex segretario dem Nicola Zingaretti: Ilaria Salis candidata alle elezioni europee sotto il simbolo del Pd. E ora la segretaria Elly Schlein, che ha incontrato il padre dell’attivista detenuta a Budapest, lo conferma: ci sarebbe una stretta sulle liste, con Schlein che potrebbe rinunciare alla corsa da capolista. Oltre alla possibilità per Salis di essere presentata nelle isole. Ci sarebbe quindi la conferma dell’idea accarezzata già da Zingaretti ieri.

Fonti del Pd fanno sapere che la segretaria dem ha incontrato Roberto Salis per parlare della situazione molto “incresciosa” in cui si trova la figlia, in catene da un anno e alla quale il tribunale ungherese ha rigettato la richiesta di domiciliari. Il faccia a faccia tra la segretaria del Pd e il padre dell’insegnante arriva il giorno la prima ‘conferma’ alle indiscrezioni di una possibile candidatura alle Europee con il Pd.

Elly Schlein

In caso di elezione al Parlamento europeo scatterebbe l’immunità e Salis tornerebbe libera. Niente più carcere e niente più immagini in ceppi e catene. Secondo il regolamento dell’europarlamento, infatti, i suoi membri non possono essere arrestati o sottoposti a restrizioni della loro libertà per la durata del mandato, a meno di arresto in flagranza di reato. La procura generale ungherese poi dovrebbe chiedere al Parlamento Ue l’autorizzazione a procedere. Se concessa il processo a suo carico riprenderebbe ma lei lo affronterebbe da donna libera.

La 39enne docente italiana è detenuta da più di 13 mesi a Budapest con l’accusa di aver partecipato a due aggressioni nei confronti di militanti neofascisti e rischia una condanna a 11 anni. Giovedì scorso tra l’altro è stata respinta la richiesta dei domiciliari avanzata dai suoi legali. Nei giorni successivi, sulla sua vicenda, è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che a Pasqua ha telefonato al padre dell’attivista.

Intanto da Budapest Jozsef Tamàs Szabò, giudice portavoce del tribunale ungherese sbugiarda la sinistra: un intervento del governo italiano, spiega, “sarebbe del tutto inutile e non porterebbe a nessun risultato” perché “i giudici in Ungheria sono indipendenti dalle pressioni esterne e nessuno può intervenire in questo o in qualsiasi altro processo”. E aggiunge: “I miei colleghi hanno ritenuto che sussista ancora il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato. La signora è accusata di un reato grave, punibile da 2 a 8 anni, ma siccome le viene accusata anche l’organizzazione criminale rischia fino a 18 anni”.

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