Se ne fa un gran parlare ma spesso nemmeno i medici sanno dove indirizzare i loro pazienti a seconda delle dipendenze di cui soffrono. Occorrono subito reali strutture di sostegno.
Le dipendenze da sostanze sono in continua crescita e rappresentano condizioni patologiche complesse caratterizzate dall’uso compulsivo e ripetuto di droghe, alcol, tabacco e altro. Rappresentano un grave vulnus per chi ne è vittima, destabilizzando la sfera personale, familiare, sociale e lavorativa. Si tratta di una malattia cronica che colpisce il cervello, alterandone il funzionamento. Di fronte a questo dramma, i pazienti si sentono, spesso, soli, abbandonati a sé stessi.
Questa percezione è stata confermata dai professionisti del settore, psicoterapeuti e medici di base, che lamentano anche la mancanza di una rete di supporto. Il “mercato” delle droghe è tra i più floridi e offre una vasta gamma di prodotti: cocaina, crack, sostanze psicoattive, stimolanti, anfetamine. A queste negli ultimi anni si sono aggiunti i farmaci usati non per scopi terapeutici. Inoltre le dipendenze dovute a comportamenti: gioco d’azzardo, pornografia, shopping compulsivo, social, lavoro ossessivo.
Un recente studio a cura dell’Istituto Europeo delle Dipendenze (IEuD), ha evidenziato che solo il 35% dei professionisti si sente adeguatamente formato, rilevando una carenza di sinergia tra le varie competenze. Un aspetto emerso, tra gli altri, è l’ambiguità del paziente tra la sua aspirazione di curarsi e il suo operato, la mancanza di controllo dei limiti, il timore delle ricadute, la sensazione di brancolare nel buio.
I professionisti che si occupano dei casi concreti hanno manifestato una certa difficoltà a reperire contatti attendibili e modelli trasparenti. Come ben conoscono sulla propria pelle le famiglie che hanno in casa un componente affetto da questi disturbi il fenomeno non è confinato in un solo ambito. Piuttosto coinvolge aspetti emotivi, sociali e relazionali.
Infatti, secondo gli esperti, sovente la dipendenza non è il primo motivo per cui ci si rivolge al camice bianco ma funge come rivelatrice di altri disturbi come quello bipolare, incapacità di instaurare rapporti interpersonali di una certa pregnanza o altri ancora. La carenza di una formazione adeguata è stata evidenziata dai medici di base secondo cui il fenomeno è pure sottostimato e spesso, una volta appurata la dipendenza, non sanno nemmeno dove indirizzare il paziente.

E’ urgente, dunque, creare un network tra diverse competenze: medico di base, servizi specialistici, terapeuti e comunità. Il problema principale è dovuto all’ampia offerta del mercato, che per mantenersi ha bisogno di consumatori i quali rispondono a logiche di marketing come ogni altra merce. Per questo motivo si è diffuso rapidamente il consumo di cannabis o di alcolici anche tra i giovanissimi.
Potevano mancare le soluzioni al problema? Certo che no. Le sostanze ingerite hanno a che fare con le strutture nervose situate al di sotto della corteccia cerebrale, in cui si formano le emozioni, che hanno bisogno di controllo. Questo può essere effettuato solo con un’educazione che alimenta le capacità di discernimento. Il percorso deve iniziare dalle agenzie educative, famiglie in primis, ma anche scuola e associazionismo.
Lo scopo è fornire gli strumenti adatti per capire già nella fase iniziale come affrontare le dipendenze. Perché il paziente può essere curato solo con la collaborazione di tutte le componenti, nessuna esclusa. Altrimenti non se ne esce.