L’associazione Cittadini per l’Aria ha presentato un esposto in Procura per fare chiarezza su responsabilità e omissioni. Nella nostra intervista, Gloria Pellone punta il dito contro le norme controproducenti adottate dal Pirellone, come il Move-In.
Milano – La battaglia per l’aria pulita in Lombardia non è più solo una questione di centraline e polveri sottili, ma entra prepotentemente nelle aule di giustizia. L’esposto depositato dall’associazione no profit Cittadini per l’Aria presso la Procura di Milano punta a trasformare anni di sforamenti in una precisa responsabilità penale per “inquinamento ambientale colposo”. Al centro della contesa c’è la gestione di Regione Lombardia, accusata di aver tradito la propria posizione di garanzia nei confronti dei cittadini.
Oltre la discrezionalità: l’obbligo di intervenire
Il confine tra scelta politica e responsabilità penale è il fulcro della questione. Uno dei punti chiave dell’esposto riguarda il ritardo strutturale delle politiche regionali. Come ci spiega Gloria Pellone, coordinatrice dell’associazione, “qui non parliamo più di discrezionalità, ma di obblighi da adempiere”. Citando il decreto legislativo 155 del 2010, Pellone chiarisce:
“La legge stabilisce che, in caso di superamenti dei limiti, la Regione deve adottare misure atte a raggiungere i valori corretti nel più breve tempo possibile. Invece, la pianificazione regionale prevedeva di rientrare nei parametri solo nel 2025, ovvero 15 anni dopo l’entrata in vigore del decreto. È questo ritardo strutturale che Bruxelles ha già sanzionato con tre condanne della Corte di Giustizia“.
La coordinatrici di Cittadini per l’Aria fa riferimento alle condanne della Corte di Giustizia dell’Unione europea – del 2012, 2020 e del 2022 – per il superamento dei limiti di PM10 e biossido di azoto, che hanno riguardato anche la Lombardia.
I “colpevoli”: trasporti, biomasse e agricoltura
L’esposto, depositato alla Procura di Milano il 24 settembre 2025, e la memoria integrativa del 1° aprile 2026, ricostruiscono nel dettaglio un sistema che non è stato in grado di intervenire in modo efficace sulle principali fonti di inquinamento, a partire dal traffico stradale, indicato da anni come il principale responsabile delle emissioni di biossido di azoto.
Entrando quindi nel dettaglio delle misure concrete adottate dal Pirellone, Pellone sottolinea come – di fatto – siano norme controproducenti. Nel mirino c’è soprattutto il sistema Move-In, che consente ai veicoli più inquinanti (Euro 0-5 Diesel) di circolare in deroga alle limitazioni del traffico.
“È una misura che va nella direzione opposta al risultato perseguito. Permette la circolazione di veicoli vetusti, vanificando il progresso tecnologico e il ricambio del parco auto. È una modalità per ‘lasciare liberi tutti’ che è stata purtroppo copiata anche da altre regioni”.
Non meno critico il giudizio sul riscaldamento domestico.
“Si è investito sulla combustione delle biomasse con la retorica del ‘bruciare bene’. Ma in Lombardia la combustione non è la soluzione; bisogna passare drasticamente alle pompe di calore“.
Anche il settore agricolo finisce sotto la lente, poiché è risaputo che gran parte dell’inquinamento viene prodotto dagli allevamenti.
“Basti pensare – sottolinea Pellone – che la Lombardia ha un numero di capi di bestiame paragonabile a quello dei Paesi Bassi, ma con un’estensione territoriale di gran lunga minore. In Lombardia non ci sono politiche incisive sulle emissioni di ammoniaca e particolato secondario. Anche in questo caso vediamo politiche inesistenti o controproducenti che vanno quindi nella direzione opposta a quella del miglioramento della qualità dell’aria. Tutto ciò significa non aver protetto adeguatamente la salute pubblica”.
Verso il processo
L’esposto di Cittadini per l’Aria, ora in fase di indagine contro ignoti, mira ad accertare le responsabilità individuali e sistemiche dell’ultimo decennio. “Siamo oltre la semplice inefficienza amministrativa. Vogliamo accertare se questa inerzia abbia una rilevanza penale”, conclude Pellone. Mentre la magistratura fa il suo corso, i dati del 2025 e dell’inizio 2026 confermano che l’emergenza resta assoluta, con biossido di azoto e PM10 che continuano a soffocare i centri urbani.
In Lombardia la qualità dell’aria latita
Dati alla mano, nel 2025 in molte stazioni lombarde i livelli di inquinamento permangono fuori legge – o spesso appena sotto soglia – per diversi inquinanti come il biossido di azoto (Cinisello Balsamo), ben 16 anni dopo l’entrata in vigore del limite; per il PM10, con un massiccio (17 stazioni) superamento dei limiti giornalieri ben oltre 20 anni dopo la loro attivazione; per il PM 2.5 (Soresina) e anche per l’ozono, che presenta diffusi superamenti di tutte le soglie, comprese quelle di allarme.
I dati indicano inoltre un massiccio superamento dei limiti indicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a tutela della salute umana: superamenti che, pur non essendo ancora inseriti nella normativa vigente, rappresentano la vera cartina di tornasole del danno a carico della popolazione stando alle più recenti evidenze scientifiche, e dunque danno il polso della reale urgenza dell’azione.
Il costo umano: una strage silenziosa
Il dato più drammatico riguarda l’impatto sanitario, noto da tempo alle istituzioni. Pellone richiama il Progetto VIIAS, Valutazione Integrata dell’Impatto dell’Inquinamento atmosferico sull’Ambiente e sulla Salute. Si tratta di uno studio del 2015 finanziato dal Ministero della Salute.
“Secondo lo studio VIIAS, circa un terzo della mortalità prematura stimata a livello nazionale riconducibile all’esposizione della popolazione agli inquinanti atmosferici si produce in Lombardia“.
Per Cittadini per l’Aria, dunque, l’azione legale mira a fare chiarezza su responsabilità e omissioni.
“Non si tratta solo di accertare cosa non ha funzionato – conclude Pellone – ma di evitare che questo schema si ripeta. La qualità dell’aria è una questione sanitaria, non solo ambientale. E non può essere considerata rinviabile o dilazionabile”.

Gloria Pellone, coordinatrice di Cittadini per l’Aria