Decreto Salva-casa 2024, via libera alle mini-abitazioni: tutte le novità

Approda oggi alla Camera il testo che ha avuto il via libera dalla Commissione Ambiente. Ma il Pd accusa: “Totale deregulation”.

Roma – Dopo il via libera in commissione Ambiente, approda oggi alla Camera il decreto Salva-casa. Se saltano per ora le cosiddette norma ‘salva-Milano’, sono invece state approvate quelle sulle mini-abitazioni, con le opposizioni che parlano di sdoganamento delle abitazioni “dei sette nani”. Sono infatti cambiati i “paletti” per rendere un immobile “abitabile” sia da una persona che da una coppia. Si abbassa infatti il limite minimo della superficie (che ora parte da 20 metri quadrati, mentre prima era 28) e dell’altezza del soffitto (che passa a 2,40 metri dagli attuali 2,70). Novità anche sul fronte del cambio della destinazione d’uso degli immobili, che sarà più semplice. Ma il Pd accusa: “Totale deregulation”.

Esprime invece soddisfazione il vicepremier e ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini. “La riduzione delle superfici e delle altezze approvata con un emendamento nel Salva-Casa, che consente l’abitabilità anche per mini-case, mette sul mercato molti immobili andando incontro alle necessità di studenti e lavoratori – specialmente nelle grandi città – oltre a favorire la riduzione del consumo del suolo”. Sui social sottolinea: “Una bella vittoria della Lega, una promessa mantenuta. Ora – prosegue il ministro – il testo passa all’Aula di Montecitorio prima di chiudere il suo percorso al Senato. Avanti tutta!

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Partiamo dalla novità più importante. Come auspicato nelle scorse settimane da Matteo Salvini, cambiano i “paletti” che permettono di stabilire se un’abitazione risponde ai requisiti igienico-sanitari, superando quindi una norma approvata nel 1975. In sostanza, il progettista responsabile dell’intervento potrà asseverare la conformità del suo elaborato alle norme igienico-sanitarie in tutta una serie di casi che fanno eccezione rispetto alle regole generali. Ora vengono ammessi i locali anche con un’altezza minima di 2,40 metri, 30 centimetri al di sotto dell’attuale limite previsto a 2,70 metri.

Non solo: le nuove norme sulle micro-abitazioni prevedono che i monolocali possano avere l’abitabilità con una superficie minima di 20 metri quadrati per una persona: attualmente il limite minimo è di 28 metri quadrati. E se invece ci abitano due persone? Anche qui il valore della superficie scende: l’abitabilità viene concessa con 28 metri quadrati, a differenza degli attuali 38. Ed è prevista la condizione che gli edifici siano sottoposti a ristrutturazioni per garantire idonee condizioni igienico-sanitarie. Importanti novità anche sul fronte del cambio di destinazione d’uso degli immobili, che sarà più semplice. Nel nuovo testo dell’emendamento si legge che il mutamento della destinazione d’uso della singola unità immobiliare, con o senza opere, all’interno della stessa categoria funzionale è sempre consentito, nel rispetto delle normative di settore, ferma restando la possibilità per gli strumenti urbanistici comunali di fissare specifiche condizioni.

Matteo Salvini

E cambia anche un’altra parte del provvedimento: laddove si diceva che “per le unità immobiliari poste al primo piano fuori terra il passaggio alla destinazione residenziale è ammesso nei soli casi espressamente previsti dal piano urbanistico e dal regolamento edilizio”, ora c’è scritto che “per le unità immobiliari poste al primo piano fuori terra o seminterrate il cambio di destinazione d’uso è disciplinato dalla legislazione regionale“. Per il mutamento senza opere sarà richiesta la Scia, mentre per quello con opere sarà necessario essere in possesso del titolo per l’esecuzione.

Totale deregulation per i cambi di destinazione d’uso, con o senza opere. Senza obbligo di reperire gli standard per i servizi pubblici e la dotazione minima di parcheggi”, tuonano in una nota i deputati dem che compongono la commissione Ambiente di Montecitorio, a proposito delle riformulazioni del decreto Salva-casa. “Decidendo peraltro sulla testa dei Comuni, a cui viene sottratta la possibilità di regolare con i propri strumenti di pianificazione persino il fenomeno degli affitti brevi che impatta sulla qualità della vita di tantissime aree urbane e centri storici”, continuano. “Ecco il vero obiettivo di Salvini e della destra: cancellare tutte le regole che disciplinano il cambio di destinazione d’uso e consentire lo stravolgimento di interi quartieri e città”, concludono.

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Passa anche l’emendamento ‘Sblocca incompiute‘ proposto da Forza Italia, sulla base del quale i Comuni potranno utilizzare le somme derivanti dalla regolarizzazione delle difformità urbanistiche e dall’alienazione di immobili interessati da abusi anche per completare o demolire le opere pubbliche incompiute. Lo ha annunciato Tullio Ferrante, sottosegretario al ministero delle Infrastrutture con delega alle opere incompiute, che ha “personalmente” predisposto e promosso l’emendamento. “Grazie a questa norma – spiega in una nota -, il decreto diventa anche ‘Sblocca incompiute’ e renderà finalmente possibile risollevare le drammatiche sorti in cui versano queste opere: è una svolta storica per i nostri territori”.

Secondo Ferrante “in Italia ci sono centinaia di opere incompiute, vere e proprie ferite inferte ad intere comunità locali che sono private di aree vitali del proprio tessuto cittadino e danneggiate sul piano del decoro urbano da autentici mostri architettonici”. L’emendamento prevede di destinare quota parte delle maggiori entrate derivanti dalle sanzioni per la sanatoria delle difformità parziali e dall’alienazione di immobili con opere abusive, anche al completamento o alla demolizione delle opere pubbliche comunali incompiute, in aggiunta alle ipotesi di interventi di rimozione di opere abusive, di rigenerazione e riqualificazione urbana di aree urbane degradate, di recupero e valorizzazione di immobili e spazi urbani dismessi o in via di dismissione, ovvero di sostegno ad iniziative economiche, sociali, culturali o di recupero ambientale.

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Nelle scorse settimane Salvini aveva annunciato un emendamento che nei fatti andava a “risolvere problemi edilizi ed urbanistici connessi a interventi già assentiti da alcuni enti locali sulla base di una interpretazione della legislazione statale e regionale, che nel settore è stata oggetto di successive modifiche e stratificazioni”. Avrebbe interessato soprattutto diversi grattacieli milanesi, finiti nel mirino della Procura perché costruiti senza rispettare alla lettera la normativa vigente. Niente da fare, per il momento. Il testo è stato consegnato ieri in mattinata in commissione. Troppo tardi, per la relatrice Erica Mazzetti: la norma “andava letta e studiata prima, comunque ci sarà un’altra occasione per poterla mettere“.

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