Il 22enne morto sul lavoro alla Stm: ferite letali a cuore, polmone e rene. Cinque indagati per omicidio colposo. L’avvocato della famiglia: “Interrogativi pesanti sulla sicurezza.”
Pordenone – Due schegge incandescenti, penetrate “come fucilate,” hanno ucciso Daniel Tafa, il giovane operaio di 22 anni morto il 25 marzo in un incidente sul lavoro alla Stm di Maniago, in provincia di Pordenone. È quanto emerso dall’autopsia eseguita dai medici legali Lucio Bomben, incaricato dalla Procura, e Antonello Cirnelli, nominato dalla famiglia tramite l’avvocato Fabiano Filippin. La prima scheggia ha devastato polmone, rene e cuore, causando la morte quasi istantanea; la seconda ha colpito un gluteo, fratturando bacino e vertebre, ma non sarebbe stata letale.
Il dramma, avvenuto durante un turno notturno, ha sconvolto Vajont, dove Daniel viveva con i genitori e due fratelli. La scoperta di due frammenti—anziché uno come ipotizzato inizialmente—riapre interrogativi sulla sicurezza del macchinario coinvolto, uno stampo per ingranaggi industriali che si è disintegrato all’1:30 di quel tragico martedì. “Fa specie apprendere che i corpi estranei siano due,” ha dichiarato all’ANSA l’avvocato Filippin. “Gli interrogativi sulla sicurezza assumono proporzioni ancor più pesanti.”
Dettagli choc e polemiche smentite
L’esame autoptico chiude anche le polemiche sui presunti ritardi nei soccorsi, sollevate da un’organizzazione sindacale e smentite dai tabulati della Sores Fvg, che confermano l’intervento tempestivo di ambulanza, automedica ed elisoccorso. La morte è stata fulminea: la scheggia dorsale ha reciso organi vitali, rendendo vani i tentativi di rianimazione.
Cinque persone sono indagate per omicidio colposo: il proprietario della Stm, un imprenditore torinese; il direttore dello stabilimento di Maniago; il perito di Concordia Sagittaria (Venezia) che ha verificato gli impianti; la professionista vicentina che ha certificato il macchinario; e il responsabile interno della prevenzione, di Sequals (Pordenone). L’iscrizione, atto dovuto, prelude a una perizia tecnica sul macchinario, già sotto sequestro.
La famiglia chiede verità
“Ho compreso meglio alcuni aspetti parlando con il nostro consulente Cirnelli,” ha aggiunto Filippin, “ma è giusto che il pm sia il primo a conoscere ufficialmente le dinamiche. La famiglia lo merita.” L’avvocato ha confermato la nomina di un consulente tecnico per collaborare alle indagini: “Vogliamo piena luce su questa tragedia, che non dovrà mai più ripetersi.” Si attende nelle prossime ore il nullaosta della Procura per le esequie, mentre a Maniago cresce la rabbia dei colleghi, che dal 26 marzo scioperano chiedendo sicurezza.