Le fiamme divorano il Monte Goj: in azione oltre cento pompieri e due canadair; residenti evacuati. La cenere è arrivata fino in centro.
Como – La città sull’omonimo lago si è svegliata sotto una pioggia di cenere. Un vasto incendio ha aggredito nel tardo pomeriggio di giovedì 13 agosto i boschi del Monte Goj, l’altura di 460 metri che sorge nel parco regionale della Spina Verde, a due passi dai quartieri più popolosi del capoluogo lariano. Per tutta la notte le fiamme non hanno dato tregua, costringendo oltre cento vigili del fuoco a una lotta senza sosta per strappare al rogo case, boschi e strade, mentre le famiglie più vicine al fronte venivano fatte uscire di corsa dalle proprie abitazioni.
Il fuoco si è propagato in fretta lungo una zona impervia, non servita da piste e impossibile da raggiungere da terra. Con il calare della sera la situazione è precipitata: la cenere trasportata dal vento è arrivata fino al centro di Como e persino sulle sponde del lago, verso Cernobbio e Moltrasio. Il fronte più aggressivo, complice il vento, si è spinto verso Albate.
Nel cuore della notte è scattato l’ordine di evacuazione. Le prime cinque persone erano già state allontanate in serata da via Caprani; poche ore dopo altre abitazioni di via Carlo Volpati sono state svuotate, più che per il timore delle fiamme per l’aria irrespirabile. Chiuse al traffico via Oltrecolle e via Madruzza, quest’ultima nodo cruciale verso la statale per Lecco.
Il dispositivo di soccorso è cresciuto ora dopo ora. Ai pompieri lombardi arrivati da Cremona, Sondrio, Mantova, Milano, Lodi, Varese e Lecco si sono aggiunte squadre da Liguria, Veneto ed Emilia-Romagna, fino a superare le cento unità al lavoro insieme a Protezione civile e volontari. All’alba di venerdì è arrivato il rinforzo decisivo: due canadair della flotta aerea dello Stato, capaci di scaricare seimila litri d’acqua a ogni passaggio, hanno cominciato a colpire i focolai dall’alto.
A seguire l’emergenza anche il ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, che su Facebook ha ringraziato soccorritori e volontari lanciando un appello: “Raccomando la massima prudenza a chi si dovesse trovare nei dintorni”.
Nelle prime luci del mattino le fiamme apparivano sotto controllo, ma lunghe lingue di fumo continuavano a levarsi dalla montagna, segno di focolai ancora vivi. Per non ostacolare il rifornimento dei canadair sul primo bacino del lago è stata limitata anche la navigazione da diporto. Un déjà-vu che fa paura ai comaschi: nel 2007 un rogo simile sulla stessa collina costò la vita a una persona.