Il decreto legge introduce un limite del 30% di alunni stranieri per classe, il divieto del velo integrale e nuovi obblighi linguistici per i genitori.
Roma – Approvato il decreto scuola. Il provvedimento arriva al termine di una discussione che si trascina da diversi giorni, aperta domenica scorsa quando la premier Giorgia Meloni, parlando dal palco di Fenix, la festa di Gioventù nazionale, aveva annunciato l’intenzione di introdurre un tetto massimo di alunni stranieri per classe. Un’anticipazione che aveva subito acceso il dibattito politico e che il Cdm ha ora trasformato in norma, insieme ad altre due misure altrettanto divisive: il divieto del velo che copre il volto e una stretta sull’apprendimento dell’italiano da parte dei genitori degli studenti stranieri.
Tra le novità meno discusse ma di rilevante peso economico c’è il cambio di denominazione degli istituti tecnici e professionali, che diventeranno rispettivamente “licei tecnologici” e “licei professionali”. Per la filiera tecnologico-professionale il provvedimento stanzia 20 milioni di euro per l’anno in corso e altri 10 milioni per il 2027, a cui si aggiungono 14 milioni per il biennio 2026-27 destinati alla semplificazione e digitalizzazione dei servizi amministrativi scolastici. Un secondo capitolo di fondi, pari a 17,5 milioni complessivi (3,4 milioni per il 2027 e oltre 14 milioni a decorrere dal 2028), è invece riservato agli istituti che non riusciranno a rispettare il tetto del 30% di studenti stranieri per classe e servirà a finanziare attività extracurricolari di potenziamento linguistico, anche attraverso il rafforzamento dell’organico docente o accordi con i centri provinciali per l’istruzione degli adulti e con il terzo settore.
Il tetto agli alunni stranieri, punto più discusso del decreto, trova ora conferma nel testo approvato dal governo. Nella scuola primaria il limite del 30% riguarda gli alunni con cittadinanza non italiana, non nati in Italia o privi di almeno due anni di frequenza alla scuola dell’infanzia, da calcolare su ogni singola classe prima. Nelle scuole secondarie di primo e secondo grado la soglia si applica invece agli studenti stranieri che non abbiano frequentato con esito positivo il sistema scolastico nazionale per almeno tre anni, restando dunque esclusi dal computo gli alunni con un buon percorso scolastico alle spalle. Le istituzioni scolastiche dovranno applicare questi criteri nella formazione delle classi prime a partire dall’anno 2027/28, mentre già dall’anno in corso dovranno tenerne conto per le iscrizioni in corso d’anno.
Il decreto introduce anche il divieto di indossare burqa o niqab durante le attività curricolari, extracurricolari e nei rapporti scuola-famiglia, salvo comprovate ragioni sanitarie o di sicurezza, con una sanzione pecuniaria da 200 a mille euro che in caso di minori ricadrebbe sui genitori. La stessa logica sanzionatoria si applica all’obbligo, per le famiglie dei minori con gravi difficoltà linguistiche, di seguire un percorso di apprendimento dell’italiano: a differenza di una bozza circolata in precedenza e poi smentita dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che ipotizzava l’allontanamento del minore dal nucleo familiare, la versione approvata prevede che sia la scuola a segnalare i casi ai servizi sociali, i quali disporranno il percorso linguistico per i genitori; solo in caso di mancato adempimento scatteranno le sanzioni da 200 a mille euro, motivate da Valditara con il richiamo agli studi internazionali e alle raccomandazioni Ocse sul ruolo della partecipazione dei genitori nel successo scolastico dei figli.