CAPORALATO: ELIMINANDO LA RICHIESTA, CADE L’OFFERTA.

In tutta Italia sono sempre di più le aziende agricole che ricorrono ai lavoratori in nero, meglio se migranti. Trattati come schiavi lavorano anche dodici ore al giorno per tre euro l’ora. Occorrono maggiori controlli dell’ispettorato del Lavoro, Inps e Inail in ausilio alle retate delle Forze dell’ordine.

Da Nord a Sud l’Italia è vittima di un altro virus, quello del caporalato. Non meno pernicioso. Da queste colonne avevamo raccontato della drammatica situazione lamentata dai braccianti irregolari presenti nella zona del vibonese e di come la pandemia ne avesse aggravato ulteriormente le condizioni. Ad oggi, però, sembra sia stato fatto poco, troppo poco. Qualche ore fa le Forze dell’Ordine, coordinate dalla Procura di Treviso a nome del Pm Anna Andreatta, hanno effettuato un blitz nella provincia trevigiana. L’operazione ha condotto all’arresto di quattro imprenditori agricoli domiciliati nella zona, due uomini e due donne. I responsabili sarebbero indagati per intermediazione illecita, sfruttamento del lavoro in concorso, incendio aggravato e tentata violenza privata ai danni di una decina di lavoratori pakistani. I braccianti vivevano una situazione di forte disagio e ammassati in abitazioni di fortuna senza elettricità nè gas. Ogni giorno venivano trasportati all’interno di un furgone nelle campagne della Marca dove erano costretti a lavorare per diverse ore senza alcun diritto. Secondo gli inquirenti i braccianti erano reclutati dai quattro indagati, anch’essi d’origine pakistana, per conto delle aziende agricole locali.

“…Nel 2020 e con la situazione che stiamo attraversando – ha sottolineato Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto – non è tollerabile che il caporalato sia presente in maniera così massiccia nel territorio italiano. Il caporalato spesso è sinonimo di Mafia ed è una forma moderna di schiavitù. Si tutelino tutti i lavoratori sfruttati, irregolari e regolari, dando loro tutti i diritti che gli spettano. Urge sanare e regolarizzare i braccianti impiegati nelle campagne di tutt’Italia…”.

I carabinieri di Treviso all’opera

Il connubio mafia-caporalato ormai è sempre più evidente ed è necessario intervenire prima che sia troppo tardi. Già lo scorso febbraio il sostituto procuratore nazionale antimafia Cesare Sirignano aveva già riferito sul fenomeno deviante: “… Il settore agroalimentare continua ad essere controllato dalle mafie – aveva detto il magistrato – determinando gravi conseguenze sui prezzi e sulla qualità dei prodotti ortofrutticoli ed ostacolando la crescita della agricoltura e la libertà di impresa…”. Parole profetiche.

Anche i sindacati hanno tuonato all’unisono contro il dilagare del caporalato, chiedendo a gran voce maggiori controlli e interventi politici più decisi:

“…Investire sui controlli con maggiori risorse è indispensabile per immunizzare il nostro territorio –continua Rosita Battain, segretaria generale della FLAI CGIL di Trevi-. Questi risultati nel fronte dell’emersione del fenomeno del caporalato e dello sfruttamento della manodopera in agricoltura ottenuti dalle Forze dell’Ordine e dall’Ispettorato del Lavoro nel territorio trevigiano sono anche il frutto delle sinergie messe in campo con i Sindacati. Tali episodi di sfruttamento e di maltrattamento e le condizioni di lavoro e vita imposte a questi lavoratori sono orribili e i colpevoli vanno condannati. Questo è un male che colpisce in particolare il settore dell’agricoltura e che si innerva in corridoi umani internazionali. Solo uno sforzo comune può salvare queste persone dagli abusi e vaccinare il settore, dando così valore alle tante nostre aziende locali che lavorano nella legalità e nel riconoscimento della dignità e del giusto valore al lavoro…”.

Rosita Battain

È fondamentale ricordare, oltretutto, che la regolamentazione dei braccianti, e in generale di tutti i lavoratori irregolari, non farà che pesare in positivo sulla situazione complessiva di tutti i salariati italiani, troppo spesso costretti a giocare a ribasso per ottenere il lavoro. È arrivato il momento che la classe politica dia un vero segnale di cambiamento, prendendo delle misure drastiche che blocchino il proliferare del caporalato, e, in ultimo, il potere mafioso in questo settore.

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