Migliorano le condizioni di Chiara Mocchi. Il legale del 13enne rivela: “Era seguito da uno psicologo per il rapporto conflittuale con la docente”.
Bergamo – Arrivano notizie rassicuranti dall’ospedale Papa Giovanni XXIII: la professoressa Chiara Mocchi, 57 anni, è in costante miglioramento. Dopo il delicato intervento chirurgico e il passaggio in terapia intensiva, l’insegnante di Trescore Balneario è stata trasferita in reparto. Parallelamente, l’inchiesta giudiziaria coordinata dalla Procura per i minorenni di Brescia sta portando alla luce dettagli inquietanti sulla preparazione dell’agguato e sul contesto scolastico del 13enne, attualmente ospitato in una struttura protetta.
Agli atti dell’indagine è finito il video dell’aggressione, della durata di poco meno di due minuti, girato dallo stesso studente con il cellulare appeso al collo. Le immagini, che alcuni siti di informazione hanno deciso di mostrare nonostante la crudezza del contenuto, documentano l’ingresso a scuola alle 7:41, la salita al primo piano e i fendenti sferrati nel corridoio. Il filmato era stato caricato su un canale Telegram, ora sequestrato e chiuso, insieme a un documento delirante intitolato “Soluzione finale”.
La procuratrice Giuliana Tondina ha aperto due fascicoli: uno penale per ricostruire la dinamica dei fatti e uno civile per disporre i necessari interventi di natura sociale sul minore che, per legge, non è imputabile.
Intanto, emergono episodi di tensione risalenti a settimane prima dell’accoltellamento: l‘auto della professoressa Mocchi era stata vandalizzata fuori dall’istituto con scritte sulla carrozzeria e gomme squarciate. La docente, pur non avendo sporto denuncia formale, aveva iniziato per prudenza a parcheggiare la vettura nei pressi della caserma dei carabinieri. Al momento, tuttavia, non vi sono prove dirette che colleghino quegli atti vandalici al 13enne.
Dal canto suo, la difesa del ragazzo prova a inquadrare il gesto in un malessere pregresso. L’avvocato Carlo Foglieni ha precisato che il giovane era già seguito da un professionista: “Il minore era da tempo inserito in un percorso di supporto psicologico voluto dalla famiglia proprio a causa del rapporto scolastico problematico e conflittuale con la docente, situazione già nota all’istituzione scolastica e manifestatasi sin dagli anni precedenti”.