Il tribunale ha riconosciuto la responsabilità civile del Ministero dell’Istruzione, che dovrà risarcire le famiglie dei piccoli.
Taranto – Sedie usate come strumenti di contenzione, nastro adesivo sulla bocca per zittire i bambini, schiaffi sulle mani e minacce di separarli dalle famiglie: sono questi i comportamenti che il tribunale di Taranto ha ritenuto provati a carico di un’insegnante di scuola primaria, oggi 63enne, condannata a quattro anni di reclusione per maltrattamenti aggravati. I fatti risalgono all’anno scolastico 2014-2015 e coinvolgevano una prima elementare in provincia di Taranto.
La giudice ha inflitto una pena sensibilmente più severa rispetto ai due anni e mezzo sollecitati dalla Procura. Alla reclusione si aggiunge l’interdizione dai pubblici uffici. Il collegio ha inoltre accertato la responsabilità civile del Ministero dell’Istruzione, condannandolo in solido al pagamento di una provvisionale di cinquemila euro per ciascuna delle otto parti civili.
Secondo quanto ricostruito nel corso del procedimento, l’insegnante avrebbe fatto ricorso a metodi intimidatori sistematici per imporre silenzio e disciplina in aula, trasformando la classe in un ambiente di terrore. Le testimonianze dei bambini, rimaste sommerse per anni, sono affiorate soltanto quando gli stessi frequentavano già la terza elementare e hanno costituito un elemento centrale nell’impianto accusatorio.