Falsi sacerdoti al telefono, così scatta la truffa

Tabaccherie, panifici e farmacie finiscono nel mirino dei truffatori che ottengono prodotti senza pagare, usando la fiducia dei commercianti.

Gorizia – C’è chi, dall’altra parte del telefono, ha pensato di trovarsi davanti a una richiesta arrivata da un sacerdote. Una voce gentile, modi rassicuranti e la promessa di passare più tardi a pagare. Peccato che dietro quelle telefonate non ci fossero preti, ma truffatori.

Il meccanismo è semplice e, proprio per questo, sembra funzionare. In due si stanno muovendo tra tabaccherie, panifici e farmacie del Friuli Venezia Giulia, dove riescono a farsi consegnare prodotti di vario genere senza tirare fuori un euro. Sigarette, pizzette e medicinali finiscono così nelle mani dei complici, mentre ai commercianti resta soltanto da fare i conti con il raggiro.

A raccontare i recenti episodi è Il Piccolo, che segnala casi avvenuti tra Monfalcone e Ronchi dei Legionari, in provincia di Gorizia. Le segnalazioni raccolte e arrivate all’attenzione delle forze dell’ordine descrivono uno schema sempre uguale. I falsi sacerdoti telefonano all’attività commerciale, fanno la loro richiesta e spiegano di avere bisogno di alcuni prodotti. Poi chiedono di poter mandare qualcuno a ritirarli, assicurando che il pagamento arriverà in un secondo momento.

Ed è proprio lì che scatta il trucco. La fiducia legata alla figura del sacerdote diventa la chiave per convincere il commerciante ad accettare la richiesta senza troppe domande. Una telefonata, poche parole e il gioco è fatto.

A quel punto entrano in scena i complici. Arrivano nel negozio, ritirano quanto ordinato e si allontanano nel giro di pochi minuti. Il pagamento promesso, però, non arriva. Quando l’esercente prova a chiamare la parrocchia per capire cosa sia successo, ormai è troppo tardi: i presunti sacerdoti hanno già cambiato obiettivo e sono pronti a bussare alla porta di un’altra attività.

Le cifre perse dai singoli commercianti non sembrano essere particolarmente elevate. Ma il danno resta, anche perché la truffa punta dritto sulla fiducia. E in questo caso viene utilizzata l’immagine della parrocchia e dei suoi sacerdoti, insieme alla disponibilità di una comunità abituata a dare una mano a chi ne ha bisogno.

Per gli esercenti coinvolti rimane soprattutto la beffa: aver cercato di fare la cosa giusta e scoprire, solo dopo, di essere stati raggirati.