ARTIGIANI E RISTORATORI SUL PIEDE DI GUERRA

Da Nord a Sud monta la protesta e sono già migliaia i piccoli e medi esercenti che, strozzati dai debiti e senza profitti, non riapriranno mai più. Per la Fase 2 è questione di giorni ma confusione e incertezze, di concerto con burocrazia e pressione fiscale, rendono impossibile una reale ripresa del Paese.

Roma – La rabbia dei piccoli e medi esercenti dilaga in tutta Italia. Dopo le nuove disposizioni governative sulla Fase 2, in varie zone del Bel Paese si sono alzate forti proteste spontanee. I protagonisti di questi drammatici appelli alla sopravvivenza provengono da ristoratori, barbieri, parrucchieri, estetiste e artigiani in genere che hanno visto scendere a zero i loro profitti.

Nello specifico alcuni parrucchieri hanno dato vita ad una sorta di flash mob di disapprovazione che ha colpito principalmente le regioni del Nord Italia. A Padova, ad esempio, alcuni acconciatori per signora si sono incatenati davanti ai propri negozi gridando a gran voce il loro sdegno per l’ulteriore slittamento dell’apertura delle attività. Da quanto emerge, delle 105 mila imprese presenti sul territorio nazionale, almeno il 15 % non riaprirà. Un numero cospicuo, che peserà non di poco sull’economia domestica di molte famiglie rimaste senza reddito cioè senza nulla nella credenza:

“…Il governo dimostra di non conoscere la categoria – ha dichiarato Elia Piatto, titolare di un salone a Torino – siamo attrezzati da almeno 20 anni per garantire l’igiene dei nostri saloni e quella per clienti e personale, considerato che maneggiamo sostanze chimiche, forbici, pettini e spazzole, tutto rigorosamente disinfettato e protetto. Abbiamo acquistato mascherine chirurgiche per il personale e per i clienti, occhiali protettivi, guanti per tutti, camici usa e getta e perfino tute ermetiche lavabili per i collaboratori, affinché la loro protezione sia totale… Eravamo tutti preparati…”.

I ristoranti rimarranno ancora chiusi

Non solo capelli, ma anche cibo. Nella splendida isola di Ischia, infatti, sta andando in scena una protesta analoga. I ristoratori, stanchi della chiusura forzata, hanno deciso di consegnare le chiavi dei locali al sindaco Enzo Ferrandino.

“…Abbiamo raccolto preoccupazioni e richieste di aiuto dai gestori di bar e ristoranti – spiega Lucina Cervera, titolare del ristorante Taverna Antonio -stiamo cercando di dar voce ai disagi legati al lockdown e alle incertezze legate alla possibile apertura prevista per il primo giugno. Condizioni e misure imposte sono proibitive e inapplicabili: anche in questi mesi le aziende continueranno a sostenere costi troppo alti. Al sindaco di Ischia evidenzieremo come noi, ristoratori della riva deserta e non solo, non potremo riaprire…”.

Le proteste, dunque, dilagano da Nord a Sud. I piccoli esercenti e i negozi al dettaglio sembrano sempre più provati dalle ristrettezze economiche imposte dal virus e da una promessa politica di sostegno che non c’è stata. L’esecutivo va a tentoni specie in questo comparto che sembra di non conoscere.

Nel frattempo anche le grandi catene iniziano a dare preoccupanti segnali di nervosismo. Il colosso dell’abbigliamento H&M, in seguito al calo del 46% del profitto registrato solo nel mese di marzo, ha annunciato la chiusura dei due store milanesi di Corso Buenos Aires e di Via Torino. Ansia tra dipendenti che rischiano il licenziamento.

Insomma la Fase 2 non è ancora entrata nel vivo e queste sono soltanto avvisaglie. La prossima estate italiana si prevede bollente e non solo per le temperature. Virus o non virus.

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