L’agricoltore si è come dileguato intorno alle 11.45 del 12 Marzo 2004. Una vicina di casa lo avrebbe notato nelle vicinanze della stazione ferroviaria. Poi più nulla.
NISCEMI – Sarebbe stato visto da un barbone in una mensa della Caritas a Roma e poi sul Lungotevere de’ Cenci più di una volta. Ma nulla di concreto, solo segnalazioni senza alcun riscontro. Come tante altre. Fatto sta che Angelo Internullo, bracciante agricolo, 62 anni all’epoca dei fatti, manca da Niscemi, in provincia di Caltanissetta, dal lontano 12 Marzo 2004. Ventidue anni di silenzio assordante. Nessuna novità, nemmeno un avvistamento recente. Nulla di nulla.
Alcuni giorni dopo la strana sparizione erano in molti quelli che pensavano che Angelo fosse ancora vivo ma nell’impossibilità di mettersi in contatto con la famiglia. La moglie Maria Mongelli e i due figli Nunzio e Rosa Maria, però, non si erano fatti illusioni e avevano pensato subito al peggio per il loro congiunto. Un uomo introverso, dal carattere chiuso, ma grande lavoratore e, soprattutto, persona onesta. Tutto casa e lavoro e qualche viaggio a Catania per acquistare un paio di scarpe che erano la sua unica passione. Poi una visita ai negozi di via Etnea, qualche acquisto al mercato e dopo, puntualmente, il ritorno a casa in treno. Nessuna frequentazione ambigua, men che meno amanti o chissà quale altra roba da nascondere:

“Tutto è rimasto come quel giorno – racconta Rosa Maria Internullo, 46 anni – dopo un gran parlare dei primi mesi la vicenda è rimasta senza alcun sviluppo. Mio padre era una brava persona, aveva un carattere chiuso e non parlava volentieri nemmeno con noi specie del suo lavoro. Non dava confidenza a nessuno, sempre molto riservato e non era solito frequentare stranieri o straniere. Nella sua vita non c’erano altri che la campagna, casa e famiglia. E qualche viaggio a Catania per comprarsi un paio di scarbe “buone”. Almeno questo è ciò che noi sappiamo. Che abbiamo sempre saputo. Insomma di mio padre ci rimane solo un fermo immagine di quei tristissimi giorni, sino ad oggi. Nulla è cambiato, nulla si è saputo. Prima di scomparire come uno spettro non aveva dato alcun segno di insofferenza o parvenza di preoccupazione per qualcuno o qualcosa. Era normalissimo, come sempre. Se qualcuno sa è ancora in tempo per liberarsi la coscienza…“.
L’ipotesi del rapimento a scopo di espiantare organi umani, come si era sospettato in un primo tempo, era sfumata nel giro di qualche giorno cosi come quella dell’allontanamento volontario. L’uomo manteneva una vita irreprensibile, almeno in apparenza, dunque che cosa può essergli accaduto? I carabinieri della Stazione di Niscemi si diedero un gran da fare con le ricerche e le indagini che presto, però, giunsero ad un punto morto poichè di Angelo Internullo non rimaneva la benchè minima traccia. Nemmeno un indizio da cui iniziare l’inchiesta. Anzi. Col passare dei giorni si susseguirono ipotesi fantasiose, depistaggi e testimonianze di avvistamenti del tutto inattendibili, se non campate in aria. Qualcuno aveva interesse a chiudere velocemente la faccenda rimescolando le carte?

Dopo alcuni mesi una cittadina rumena affermò di aver visto il volantino con il ritratto dell’uomo a Catania e di averlo riconosciuto. La donna si era messa in contatto telefonico con la famiglia raccontando che avrebbe visto il bracciante presso l’aeroporto di Catania in compagnia di una sua giovane connazionale. I due si sarebbero imbarcati in un aereo diretto a Roma. La testimonianza si rivelò poi un depistaggio. La cittadina straniera, la cui utenza cellulare era intestata al suo convivente, dopo quella strana telefonata sarebbe ritornata in Romania senza dare più notizie. Stessa cosa con altre persone che si erano messe in contatto con la famiglia Internullo più per confondere le idee che per altro: “Lo abbiamo visto a Catania alla Mensa dei Poveri e poi in via Etnea…“, ripeteva un anonimo parlando al telefono con i familiari. Nulla di dimostrabile, ovviamente. E cosi via sino al silenzio più assoluto.
A Niscemi, subito dopo il fatto, quasi nessuno aveva voglia di parlare della vicenda. Alcune persone dichiararono di aver visto Angelo lungo lo stradone che porta a Caltagirone dunque in direzione del capoluogo etneo. Altri dissero di averlo visto nei pressi di casa, in via Cosenza, ma nessuno seppe dare altri particolari.
Nell’ambiente di lavoro pare che Angelo Internullo non avesse nemici, nè conti in sospeso ma di certo qualcuno era al corrente di ciò che a breve gli sarebbe accaduto:

“Mio padre non si è certo svegliato una mattina con l’intenzione di sparire dalla circolazione – aggiunge Nunzio Internullo, 55 anni, impiegato – piuttosto lo stesso giorno in cui è scomparso avrà visto qualcosa o qualcuno che non avrebbe dovuto vedere…Poi lo stesso qualcuno (ma sicuramente più di una persona) gli avrebbe teso un tranello per cucirgli la bocca per sempre…Mio padre è stato ucciso lo stesso giorno della scomparsa, questo è ciò che ritengo. I numerosi depistaggi che ci sono stati sarebbero serviti a farci credere ad una fuga volontaria, cosa praticamente impossibile. Soprattutto con una donna atteso che mio padre non possedeva alcun bene e viveva del suo umile lavoro. Ed era una persona onesta, nemmeno una multa o una sanzione in tutta la sua vita. Forse la nostra vicina di casa aveva ragione dicendo di averlo visto in stazione ferroviaria. O voleva allontanarsi per paura di qualcuno che lo seguiva oppure sempre per grande timore si trovava in stato confusionale nel tentativo di sfuggire ad un pericolo. Quelle, probabilmente, sono state le ultime ore della sua vita. Chi lo ha ammazzato si è certo preoccupato di nasconderne per bene il cadavere. Se c’è qualcuno che dopo tanti anni desiderasse rivelarci la verità può farlo anche in forma anonima…Perchè qualcuno che sa c’è ancora…“.

Sino ad oggi però, e sono trascorsi ben 22 anni, di Angelo Internullo non si sono avute più notizie. Il Tribunale di Gela, con provvedimento del 24 marzo 2015, ordinava le pubblicazioni per la richiesta di dichiarazione di morte presunta dello scomparso di cui nessuno ha più parlato. In pratica come se non fosse mai esistito.
Nel paese del nisseno, venuto tristemente alla ribalta delle cronache per la rovinosa frana del 25 gennaio scorso, quasi nessuno si ricorda del bracciante agricolo. E chi se lo ricorda, addirittura, non ne parla volentieri e cambia discorso. Perchè?